Woodpigeon

Die Stadt Muzikanten/ Balladeer

2010 (Boompa) | folk orchestrale

“Die Stadt Muzikanten”, terzo album di Mark Andrew Of The Hamiltons e del suo collettivo folk denominato Woodpigeon, è un progetto complesso e ricco di sfumature, che rinuncia alla seduzione tipica degli ensemble folk-rock contemporanei: le sonorità accattivanti del precedente “Treasure Library Canada” hanno lasciato il campo a un chamber-folk dai toni soavi.

Le sedici tracce sono un corpo unico, sedici canzoni immerse in un deliquio sonoro che affievolisce le diversità, una sequenza che soffre il taglia e cuci dell’ascolto frugale e virtuale.
In “Die Stadt Muzikanten” i musicisti non sottolineano le loro performance, consapevoli che ogni suono sgorgherà dall’insieme a ogni riascolto.
 
Il viaggio in Europa che ha dato ispirato le storie di “Die Stadt Muzikanten” ha modificato il background delle canzoni di Mark Andrew Of The Hamiltons; lo sguardo è rivolto oltre il proprio mondo, le emozioni e le passioni sono più eterogenee, il tutto corrisponde al maggior uso di stili e strumenti che caratterizza l’album: ottoni, corde pizzicate, orchestrazioni elaborate, cori eterei, loop, drones, noise e nastri realizzano l’incanto che seduce a ogni ascolto.
 
Le inevitabili affinità  non smorzano l’originalità dell’insieme, il brillante suono orchestrale di “…And As The Ship Went Down, You’d Never Looked Finer” rimanda ai migliori Decemberist, mentre “Woodpigeon vs. Eagleowl (Strength In Numbers)” sembra uscire dalle pagine di Tom Petty dell’era Traveling Wilburys, ma ciò non attenua la loro forza dirompente.
Il periodo trascorso da Mark in Scozia lascia segni nelle ballad acustiche “Empty-Hall Sing-Along” e “Enchantée Janvier”, che non sfigurerebbero nel repertorio dei Belle & Sebastian, ma sono le pagine più delicate a convincere: le armonie vocali di “Morningside” e “Such A Lucky Girl” scivolano tra scampoli di folk e psichedelia con richiami alla poetica di Crosby, Stills, Nash & Young.
 
La voce di Mark Andrew Of The Hamiltons non sovrasta mai il suono, ma in “Duck Duck Goose” diventa protagonista, dando una sferzata d’energia, citando Byrds e Teenage Funclub. Il brano resta uno dei momenti più coinvolgenti e diretti dell’album, che subito dopo si distende languidamente sulle note di piano di “Spirehouse”, il romanticismo penetra nel mondo dei Woodpigeon ma senza attenuare le sonorità originali del gruppo, che con ottoni e archi spingono il finale verso lande epiche e suggestive.
 
Il country di “Redbeard” è intriso di vendetta e cinismo, il flavour english di “The Street Noise Gives You Away” lambisce il rock senza restare contaminato, l’atmosfera slow-swing di “The Pesky Druthers (Parts 1 & 2)” confonde e ammalia, mentre il rock sghembo di “My Denial In Argyle” completa il campionario stilistico e armonico. Al brano finale dell’album, “Our Love Is As Tall As The Calgary Tower”, spetta l’arduo compito di evocare il fronte più intimo dell’autore, abilmente assistito dalla voce di Jamie Fooks. La ghost track “Untitled” non aggiunge nulla, ma ricompone le trame stilistiche sonore in un patchwork gradevole.
 
“Die Stadt Muzikanten” è un vero trionfo per i Woodpigeon, il basso profilo che l’album conserva per tutta la sua lunga durata è la vera sorpresa, le ritmiche sono graziose mentre gli xilofoni prendono il posto delle chitarre creando una nuova forma di energia sonora; anche quando la strumentazione è ingombrante, come in “…And As The Ship Went Down, You’d Never Looked Finer”, il suono resta lucido e leggiadro.
Le piccole variazioni sonore senza sforzo o enfasi evocano un susseguirsi stilistico multiforme, che conserva una integrità stilistica notevole, alla maniera dei Beatles del "White Album", i Woodpigeon introducono strumentazioni acustiche ed elettriche con insana e delicata follia, raggiungendo l’obiettivo di suonare originali senza essere diversi.

Per il mercato giapponese e per i primi acquirenti dell’album, viene offerto un album di dodici  bonus track registrate con Steve Albini, la produzione essenziale e oltremodo grintosa sottolinea al meglio le capacità compositive di Mark Andrew Of The Hamiltons: non si tratta di scarti, ma di brani intensi e robusti, alieni forse alla progettualità stilistica di “Die Stadt Muzikanten” .
Le canzoni di “Balladeer: To All The Guys I’ve Loved Before” sono preziose e suggestive, su tutte svetta “An Entanglement Of Weeds”, triste storia di un dodicenne che annega mentre tenta di salvare il proprio amico: echi orchestrali, loop e strazianti suoni di viola infettano il suono aspro e asciutto di quella che può considerarsi una delle migliori canzoni in assoluto mai scritte dal nostro.
“Balladeer: To All The Guys I’ve Loved Before” è anche una provocazione dell’autore per chi ha criticato “Die Stadt Muzikanten” per la sua lunghezza, ma molti ignorano che la gestazione dell’album ha prodotto una enorme mole di brani che Mark non mancherà di distribuire quanto prima. Nel frattempo godiamoci il folk-pop-elettronico di “The Music Swells And The Credits Roll”, la grazia del fingerpicking di “Invisible Friend”, le contaminazioni classicheggianti di “Lazy Lazer” e il valzer gotico e struggente di “Music Belongs To Those Who Make It”.

Quello che “Balladeer: To All The Guys I’ve Loved Before” evidenzia è la capacità di Mark di scrivere ballad acustiche dense di soul, infatti “Sir Daniel, Painter Of Empty Landscapes", “Blades” e “Beth Jeans Sleepover”, pur avendo le caratteristiche delle tipiche ballate del moderno songwriter, possiedono un’intensità degna dei maestri del soul come Al Green o Smokey Robinson.
Le vibranti sperimentazioni e gli alieni arrangiamenti che sorreggono “Featherstone” sospendono l’atmosfera e rendono i sogni tangibili, mentre il ritorno brusco alla realtà avviene con “Howling Red Deer”, uno slow-rock dalla struttura complessa ed essenziale.

Se “Treasure Library Canada” è stato l’album della rivelazione per i Woodpigeon, “Die Stadt Muzikanten” rappresenta il più grande esempio di autonomia stilistica di un gruppo del XXI secolo. Non lasciate che l’apparente fragilità di quest’album vi annoi: nulla di ciò che ascolterete nel 2010 potrà eguagliare la qualità compositiva di questi 28 bozzetti d’autore.  
 
P.S. Attenti al gruppo citato nel titolo del secondo brano.

(01/02/2010)



  • Tracklist

Die Stadt Muzikanten:
 

 1. Die Stadt Muzikanten
 2. Woodpigeon vs. Eagleowl (Strength in Numbers)
 3. Empty-Hall Sing-Along
 4. Morningside
 5. My Denial In Argyle
 6. Enchantée Janvier
 7. Such A Lucky Girl
 8. Unmissable Grey, Mixed Paint
 9. Duck Duck Goose
10. Spirehouse
11. Redbeard
12. The Street Noise Gives You Away
13. …And as the Ship Went Down, You’d Never Looked Finer
14. The Pesky Druthers (Parts 1 & 2)
15. Our Love is as Tall as the Calgary Tower
16. Untitled (Ghost Track)


Balladeer (To All The Guys I’ve Loved Before):

 1. I Am Your Balladeer
 2. Invisible Friend
 3. An Entanglement Of Weeds
 4. Lazy Lazer
 5. Music Belongs To Those Who Make It
 6. The Music Swells And The Credits Roll
 7. So Hold
 8. Featherstone
 9. Sir Daniel, Painter Of Empty Landscapes
10. Howling Red Deer
11. Blades
12. Beth Jeans Sleepover

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