Woven Hand

The Threshingfloor

2010 (Glitterhouse) | country-folk, psych-folk

Questo nuovo album di David Eugene Edwards, responsabile di Woven Hand dopo avere capitanato i non dimenticati 16 Horsepower, segna un netto ritorno alle origini e non a caso è di nuovo registrato nella natia Denver, in Colorado, città con esplicita dedica alla quale il lavoro si chiude con uno stralunato boogie nel quale la voce ebbra di Edwards affoga tra le note accentate da un battito di mani decisamente glam.
Anche per la produzione di questa piccola gemma, torna dietro al banco della regia Robert Ferbrache, già suonatore di chitarra lap steel nei 16 Horsepower e proprietario degli studi Absinthe, a Denver, appunto.

Straordinaria la title track, epica, ricorda certa new wave post-punk dell'area di San Francisco, che ancora conservava qualcosa di hippie, di fine anni 70, guidata da una chitarra ostinata e oscura, degna del più trascendente Jesus Acedo prigioniero in deserti mesopotamici, in contrasto con atmosfere sospese tra neofolk e psichedelia come in "A Holy Measure", venata di suggestioni lisergiche.
"Sinking Hands" apre l'album nel segno di un country-folk cupo e luciferino. Atmosfere etniche pellerossa, percussioni tribali a battere, pulsazioni sinistre e foriere di oscure imminenze epifaniche, un po' come accade nei Current 93 di David Tibet, specie in brani ove un arpeggio sulla chitarra acustica accompagna in lande assai perigliose, come in "Singing Grass", tra le tracce migliori dell'album.
Tamburi primitivi percossi con incalzante progressione aprono la nuova epica di "Behind Your Breath" e pelli ancor più tese vibrano pelviche assieme al basso ostinato nella tesa "Truth", cover dei New Order, percorsa da caldi venti mediorientali, suonata con urgenza interpretativa.
Ancora psichedelia e onde lisergiche nella colta "Terre Haute", o nell'arcana "Orchard Gate".

Pur collocandosi tra le opere più riuscite e certamente ispirate della sua produzione, questo sesto albo di Edwards calca l'acceleratore su quel senso sacro malato, perversamente allegorico, che - nonostante l'esser cristiano praticante - dà del nostro suggestioni messianiche decisamente crepuscolari. Di questa specie è certamente "Raise Her Hand", liturgica a cominciare dal titolo. Più solare e diretta, "His Rest" potrebbe essere un singolo perduto, almeno nelle apparenti intenzioni.

(26/05/2010)

  • Tracklist
  1. Sinking Hands
  2. The Threshing Floor
  3. A Holy Measure
  4. Raise Her Hands
  5. His Rest
  6. Singing Grass
  7. Behind Your Breath
  8. Truth
  9. Terre Haute
  10. Orchard Gate
  11. Wheatstraw
  12. Denver City
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