Alva Noto

Univrs

2011 (Raster - Noton) | elettronica

Se l'universo fosse un numero, se improvvisamente si visualizzasse in una matrix, in un foglio di lavoro Excel qualunque, ecco che non potrebbe assumere un'immagine, una visione di prospettiva così diversa e distante da "Univrs". Perché, allora, sondare prima i dati puri e grezzi ("Unitxt", di tre anni fa) e ora allargare l'orizzonte a come questi interagiscano con un tutto indefinito?
A pensarci bene, l'operazione pare sviluppata secondo uno schema a specchio, mettendo dei due aspetti l'uno di fronte all'altro. Cosa è allora "Univrs"? Data immersi in un vuoto cosmico? Circa.

Alva Noto, nella sua ormai quindicennale carriera ha esplorato molti ambiti, ma è nel glitch che la sua fama si è consolidata. In un certo senso, in questo nuovo lavoro si fondono la prima parte della sua carriera - quella fondata su una musica che si fa matematica - e la seconda parte, nella quale l'artista tedesco ha scandagliato i confini dell'ambient-drone.
Si tratta di una fusione che rasenta la perfezione. Ma cosa suggerisce anche questo "Univrs"? Ci dice che il lavoro di Byetone - suo inseparabile braccio destro nella gestione della Raster-Noton - ha trovato una certa influenza anche presso il suo modo di processare la musica.
Quindi non solo glitch e sfondi elettronici sfumatissimi, ma anche una ricerca del beat robotico e alienante, marchio di fabbrica di Byetone. I contorni dell'ora di "Univrs" sono fatti sì di battiti e glitch, però quasi sempre ovattati e spesso ficcanti. Quella di Alva Noto è una cattiveria caramellata, che non fa mai davvero male, ma allarga la mente, la libera, la svuota.

Ecco allora succedersi il devastante attacco dada di "uni c" - beat in vista, sfondi ovattati e glitch sospesi - un Mika Vainio alla prese con le sue fabbriche di vetro ("uni fac"), lo stupendo quadretto ambientale ottundente di "uni rec" e ancora l'artiglieria leggera nei cortocircuiti domati di "uni dia", il telegrafo che invia messaggi in codice morse nell'Antartide ("uni iso"), i Kraftwerk più caustici come sarebbero nel 2011 ("uni acronym"), le onde fluttuanti e dirompenti di "uni deform" - incedere marziano e scariche elettriche - e "uni syc", ovvero lo sdoppiamento di materia tra suolo e cielo. La conclusiva "uni pro" è niente più e niente meno che la chiusura di un cerchio.

Non ci sono parole, ancora una volta. Questo teorizzato da Alva Noto è uno spazio in continuo fermento, nel quale pullulano fotografie di neutrini e fotoni lanciati, fatti deflagrare e rimessi in movimento. Un movimento iscritto in un nulla cosmico, che appiattisce la dirompenza potenziale del suono, riconsegnandolo frenato nella sua onda d'urto. Non c'è via di scampo. L'unica soluzione è rimanere lì a guardare e aprire la mente, ancora una volta. Fino all'infinito. E oltre.

(01/10/2011)



  • Tracklist
  1. uni c
  2. uni fac
  3. uni asymmetric tone
  4. uni rec
  5. uni dia
  6. uni iso
  7. uni mode
  8. uni acronym feat. Anne-James Chaton
  9. uni asymmetric noises
  10. uni deform
  11. uni asymmetric III-IIII
  12. uni syc
  13. uni asymmetric sweep
  14. uni pro
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