Bancale

Frontiera

2011 (Ribéss / Fumaio / Palustre) | noise-blues

Il blues metropolitano dei Bancale risale a galla nelle dieci tracce di questo esordio sulla lunga distanza. Registrato da Fabio Intraina e Xabier Iriondo, “Frontiera” allarga l’orizzonte sonoro del trio formato da Luca Vittorio Barachetti (parole e voce), Fabrizio Colombi (percussioni e lamiere) e Alessandro Adelio Rossi (chitarra, elettronica, harmonium).

Musica che pesca anche nel folk per ascendere verso climax fatti di rabbia schiumante (“Randagio”) o per delineare paesaggi interiori nei quali l’elettronica ronza come una zanzara molesta (“Un paese”).
Il legame sotterraneo con la scheletrizzazione bluesy dei Bachi da Pietra è sempre vivo (basterebbe la sola “Catrame”…), anche se i ragazzi mostrano di avere personalità, evitando di scivolare nel baratro di un eccessivo ermetismo sonico/lirico. Le tinte atmosferiche e le parole aspre di “Lago del tempo” risultano, quindi, dotate di una “lucentezza” quasi madreperlacea (e se vi vengono in mente anche i Massimo Volume, sappiate che non siete i soli!), come gli accordi e le dissonanze che risuonano nel bel mezzo di “Corpo (giorno che scorno)”, brano che evidenzia il versante più rumorista dei ragazzi bergamaschi.

Anche se il mood complessivo dell’opera è uniforme, il disco declina partiture sempre diverse tra di loro, con ipotesi di slowcore in “Cavalli” e nel brano eponimo, le cui liriche delineano il significato complessivo dell’opera: “ecco la tua frontiera: al di qua il nulla, al di là ancora”; e, poi: “verrà un’aria e sarà di lava / l’aspetterai vivo come un cane che chiava / o una candela accesa / che spera ancora / in una luce più chiara / (se vorrai, sarò accanto alla strada)”. Consapevolezza della fine prossima ventura, ma fiducia nella possibilità di una rinascita, attraverso una conoscenza netta e sicura della propria condizione esistenziale. E, dopo aver guardato in faccia il dolore, disperdersi tra le foschie radioattive di “Megattera”, rinnovando il monito con tono profetico (“bada a te stesso, uomo”) e facendo del connubio tra ripetizione e caos un’arma micidiale.
L’ascesa martellata di “Cavalli” e la “ballata” di “Suonatore Cielo”, dedicata “agli affogati”, chiudono un disco che lascia ben sperare per il futuro.

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(16/03/2011)

  • Tracklist

1. Randagio
2. Un paese
3. Lago del tempo
4. Corpo (giorno che scorno)
5. Calolzio
6. Frontiera
7. Megattera
8. Catrame
9. Cavalli
10. Suonatore Cielo

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