Chickenfoot

Chickenfoot I I I

2011 (E1Music) | hard-rock, blues-rock

Dopo il discreto disco d'esordio omonimo, ecco venire alla luce la seconda fatica (curiosamente chiamata "Chickenfoot III" malgrado non ci sia stata alcuna uscita intermedia nel frattempo) del supergruppo hard & heavy capitanato da Joe Satriani. Facili entusiasmi a parte, è lecito chiedersi, come sempre in questi casi, quanto ci sia di reale e quanto di "trovata pubblicitaria" in una band del genere, in cui oltre al virtuoso chitarrista trovano spazio Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla batteria e due ex-componenti dei Van Halen, il vocalist Sammy Hagar e il bassista Michael Anthony.
Ebbene, i fan del buon vecchio hard & heavy, almeno in questo caso, hanno di che star tranquilli. "Chickenfoot III" non ha alcuna pretesa di essere in qualche modo rivoluzionario, ma vuole solo essere una buona dose di hard-rock impreziosito dalle gemme solistiche di Satriani, che molto più che nel precedente lavoro fa per l'appunto il "Satriani", colorando la musica dei Chickenfoot con i suoi famosi assoli in legato nel registro medio-acuto della sua Ibanez.

"Last Temptation" e "Alright Alright" chiariscono in effetti subito la direzione, precisa e definita, che questa seconda incarnazione della band assume, con la solida formula strofa-bridge-strofa-assolo a guidare l'ascolto del disco. I brani "Different Devil" e "Up Next" evocano atmosfere che non possono non ricordare istintivamente il classico rock anni 80 legato a nomi come Toto, Journey o gli stessi Van Halen. Proprio in "Up Next", Satriani si prodiga in un notevole assolo saturo di effettistica (evidente eredità del suo periodo elettronico) che non collide in alcun modo con la struttura classica del brano, ma anzi gli dona un'aurea di modernità che ne arricchisce sensibilmente l'appeal.
I minuti corrono via, e i Chickenfoot innalzano brano dopo brano il loro solido muro sonoro, tra ottime sovra-incisioni di chitarra, riusciti assoli di Satriani, potenti ritmiche di Smith e Anthony e la voce di Hagar, qui particolarmente in forma. Proprio quest'ultimo, assieme allo stesso chitarrista, rappresenta difatti il maggior pregio di questi Chickenfoot, come dimostrano "Lighten Up", più veloce e potente, e "Come Closer", più riflessiva e vicina, come atmosfera, a una ballad.

Echi zappiani risuonano in "Three And A Half Letters", che si caratterizza per il parlato e per l'apparente anarchia sonora che domina la struttura del pezzo, tra i migliori del disco, e di certo il più sperimentale. Il sound torna subito sui binari dell'hard-rock classico con "Big Foot" e "Dubai Blues", che a tratti rimandano alla mente il sound dei primi Aerosmith, mentre "Something Going Wrong" rappresenta il secondo (e ultimo) brano lento del disco, con liriche struggenti arricchite dalla profondità dei fraseggi di Satriani, che qui veste (egregiamente) i panni di accompagnatore di lusso per poi proiettarsi in un assolo sobrio e intenso. Chiude il disco "No Change", che colpisce da un lato per la solida ritmica basso-batteria su cui poggia la struttura del brano e dall'altro per il selvaggio intervento solistico della chitarra, quasi a volersi sfogare in quest'ultimo brano.

In ultima analisi "Chickenfoot III" è un buon lavoro, consigliato ai fan sfegatati del classico hard-rock in cerca di una nuova band da ascoltare, e ai cultori di Satriani, che non potranno non apprezzare la maestria del chitarrista newyorkese nel destreggiarsi in una veste insolita per lui.
Tutti gli altri potrebbero trovarlo decisamente superfluo.



Big Foot

(22/12/2011)

  • Tracklist
  1. Last Temptation
  2. Alright, Alright
  3. Different Devil
  4. Up Next
  5. Lighten Up
  6. Come Closer
  7. Three And A Half Letters
  8. Big Foot
  9. Dubai Blues
  10. Something Going Wrong
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