Clan Of Xymox

Darkest Hour

2011 (Trisol) | gothic-rock, darkwave

A due anni di distanza dal precedente "In Love We Trust" (e a più di venticinque dall'omonimo esordio su 4AD) il gruppo di Ronny Moorings, unico membro della formazione originale,  giunge con "Darkest Hour" alla sua tredicesima prova in studio.
Nel corso di tre decenni la band olandese, che ha tra i suoi numi tutelari tanto i Cure quanto i New Order, ha flirtato a più riprese con le sonorità dance, alternando a questa tendenza repentini ritorni al sound originario, senza per questo tradire, nel complesso, il feeling delle prime composizioni.

Il nuovo lavoro si apre con due brani d'impatto, nei quali l'usuale crossover attuato dal gruppo arriva a includere elementi di industrial rock dall'andamento meccanico (l'opener "My Reality") e marziale (la successiva "Delete", quest'ultima con rimandi all'electro-goth teutonico, declinato però in maniera più elegante). Segue "My Chicane", pezzo dalle basi quasi Ebm e decisamente dancefloor oriented, nel quale la commistione fra le sonorità wave e quelle prettamente elettroniche non risulta perfettamente riuscita.
Cambiano le prospettive con la successiva "Dream Of Fools", con l'iniziale giro di basso che scandisce il lento incedere del brano, meno aggressivo dei precedenti e sicuramente più "old school": i synth e le chitarre si occupano di tratteggiare una malinconica melodia gotica per quello che è forse l'episodio migliore dell'album.

In altri brani, come "Deep Down I Died", "In Your Arms" e la strumentale title track, l'elettronica svolge una funzione più descrittiva, andando a realizzare ambienti sonori che impreziosiscono gli innesti darkwave; una sinergia che ricorda il loro capolavoro del 1986, "Medusa".
Per "She Did Not Answer" vale lo stesso discorso di "My Chicane", con la differenza che in questo caso ci si avvicina troppo al future pop di inizio duemila; la successiva "Tears Ago" è invece un altro momento molto ispirato di "Darkest Hour", nonché un ottimo esempio di wave sintetica dove il ruolo delle chitarre è comunque funzionale al brano e non passa mai in secondo piano.
La conclusiva "Wake Up My Darling" è il pezzo più sperimentale dell'album, anche a livello vocale, e si muove tra l'elettronica degli anni 90 e i synth del decennio precedente.

Nel complesso si tratta di un disco che, nonostante le numerose concessioni al dancefloor, può essere apprezzato anche dagli amanti delle sonorità più oscure: l'attitudine crepuscolare tipica del gruppo e l'inconfondibile voce di Moorings, abbinata a un songwriting esperto, riescono infatti a rendere coerente un lavoro che per molti aspetti rappresenta invece la volontà di spaziare in ambiti, talvolta, piuttosto distanti fra di loro.

(22/06/2011)

  • Tracklist
  1. My Reality
  2. Delete
  3. My Chicane
  4. Dream Of Fools
  5. Deep Down I Died
  6. In Your Arms Again
  7. She Did Not Answer
  8. Tears Ago
  9. The Darkest Hour
  10. Wake Up My Darling
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