Cloud Nothings

Cloud Nothings

2011 (Carpark / Wichita) | lo-fi punk-pop

Il "niente nebuloso": forse non vale la pena stare a scervellarsi sul nome scelto da questo ragazzino diciottenne di Cleveland. Va detto solo che, più che una riflessione sociologica sul mondo virtuale che ha seguito la gestazione di questo progetto, la scelta pare un'excusatio non petita. Dylan Baldi ha iniziato registrando canzoncine col portatile e un microfono, come i giovanotti che si filmano nella penombra mentre strimpellano la canzone del momento.
Naturalmente si tende sempre più a confondere la trasandatezza con l'istinto creativo, cosicché la fama del piccolo Baldi è cresciuta in gran fretta: ecco quindi che, l'anno scorso, lo si vede, insieme a una band vera e propria, calcare i palchi di metà degli States in compagnia degli altri rampolli lo-fi della scena americana di primo pelo (Real Estate, Woods, Titus Andronicus, Wavves, Best Coast).

Ci si dimentica facilmente, così, forse grazie a una semplice "scelta di campo" sonora ed espressiva, della sostanza della proposta di questa nuova leva. In "Cloud Nothings" la band si dedica a trasformare l'energico indie-pop dei Pains Of Being Pure At Heart ("Understand At All"), addobbandolo di una ruvidità garage e di impulsivi proclami adolescenziali, sulla scia del punk-pop collegiale dei Blink 182 ("Rock", "Not Important", "All The Time").
Senza dubbio un album fresco, fatto di abbozzi melodici e riff punk schizzati, nel quale il gioco si scopre fin troppo presto e le idee cominciano ad apparire presto carenti e ci si butta, come in "Been Through", nel patetismo facile del giovane incompreso (si passa da un "Nothing's Working" a un "You're Getting Older"), con tanto di sconnessi ritagli melodici. L'unico tentativo di cambiare ritmo si ha nel viscoso incedere di "Forget You All The Time", svogliato recupero di certe ballate pop-rock anni 90.

Ci si rende conto ben presto che il sound alla moda del disco non sa nascondere fino in fondo l'espressività assai acerba di Baldi, che non ha dalla sua una vera presa sulla realtà che vorrebbe rappresentare (le effimere paturnie di un adolescente), che banalizza in slogan più o meno casuali, né l'intuito pop necessario a comporre brani che non costituiscano un breve svolazzo emotivo.
Un disco pronto a confondersi nel "niente nebuloso" del lo-fi da cameretta che ormai imperversa.

(21/02/2011)



  • Tracklist
  1. Understand At All
  2. Not Important
  3. Should Have
  4. Forget You All The Time
  5. Nothing's Wrong
  6. Heartbeat
  7. Rock
  8. You're Not That Good At Anything
  9. Been Through
  10. On The Radio
  11. All The Time
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