Deafheaven

Roads To Judah

2011 (Deathwish) | post-black metal

E' periodo di svolte decisive nel black metal, di prese di coscienza ed estremismi "altri" sinora soltanto nell'aria. Una strada progressivamente spianata dal lucido distacco di gruppi come Wolves In The Throne Room, alfieri di un'estetica radicalizzata proprio quest'anno dai Liturgy, impegnati nel tentativo di allontanare sempre più questo stile da un contesto geografico limitato e da un immaginario oramai saturo di luoghi comuni. Ancora del 2011 è il forte sbilanciamento dei Woods of Desolation verso la melodia, in un impasto sonoro piuttosto omogeneo, matrice comune delle efficaci tracce di "Torn Beyond Reason".

Giungiamo così ai Deafheaven, nuovo quintetto di San Francisco idealmente situato a metà strada tra queste due tendenze: già dai primi minuti di "Roads To Judah" emerge una forte personalità, una risolutezza che si fonda proprio sull'equilibrio di stili giunto a compimento solo di recente - quello tra gli oscuri estremismi del Nord Europa e la riflessività strumentale del suo parallelo americano. Ed è quest'ultima a porsi alla base del preludio sognante di "Violet", poche solenni note di chitarra in delay prima della vera esplosione "black". Tonalità maggiori e minori convivono e si avvicendano in un interscambio che, almeno ora, pare la cosa più naturale: quasi sempre vanno di pari passo, due vene parallele che preparano il terreno all'intenso cantato di derivazione screamo.
Nel suo necessario sviluppo, il brano portante del disco è forse ad oggi una delle sintesi post-metal più mature, il cui pieno abbandono melodico avviene soltanto al decimo minuto, in una breve quanto pregnante estasi.

Pur nella forma di quattro brani lunghi, "Roads To Judah" segue una scansione temporale precisa, senza che il singolo evento all'interno di un pezzo prevalga sugli altri. In definitiva, si ristabilisce l'idea di una musica come processo che, a seconda dei casi, assume sviluppi sempre diversi. Solo così il cuore epico di "Language Games" può coglierci alla sprovvista, addirittura commuoverci nel semplice e saggio contrasto tra il furore della batteria e le pennate a ripetizione dell'eterea chitarra in stile Mono.
Il punto di risoluzione si sposta di continuo, la tensione drammatica segue una sua coerenza interna che al primo ascolto non possiamo anticipare. "Unrequited" inverte nuovamente la struttura con un lungo intro dall'incedere rallentato, prima di un improvviso e implacabile ritorno alla furia ipercinetica; un mood grave ci accompagna sino al centro di "Tunnel Of Trees", momento di quiete apparente che ci traghetta verso l'ultima ondata melodica, la più vicina al "gran finale" tipico di molto post-rock dei nostri anni.

Album breve e tutt'altro che pretenzioso, "Roads To Judah" ha le carte in regola per porre nuovi standard nel mutamento di questo genere musicale: nonostante il black metal si stia finalmente delocalizzando e contaminando con tendenze lontane dai suoi stereotipi, la necessità espressiva che lo ha forgiato rimane ancora lo spunto di partenza per pagine di modernissima intensità, e in questo caso per una vera rivelazione.

(23/12/2011)

  • Tracklist
  1. Violet
  2. Language Games
  3. Unrequited
  4. Tunnel Of Trees
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