Dente

Io tra di noi

2011 (Ghost) | cantautorato, pop

È un Dente almeno in superficie più maturo e dimesso quello che si intravede tra le righe di "Io tra di noi"; a trentacinque anni e al suo quarto disco, Giuseppe Peveri si presenta in maniera leggermente più compassata rispetto alle uscite precedenti, senza tuttavia rinunciare alla sua ironia agrodolce e al gusto del calembour, entrambi tratti salienti che hanno richiamato l'attenzione di un pubblico sempre più vasto, in particolare sui due album precedenti, "Non c'è due senza te" e "L'amore non è bello".

Sarebbe stato, in effetti, gioco facile provare nuovamente a colpire con qualche battuta a effetto, con altre storie in grado di strappare sorrisi più o meno amari e con ritornelli che entrano in testa al primo ascolto; invece, fedele alle sue contorsioni mentali, Dente predilige una forma in un certo senso meno immediata dal punto di vista narrativo, alla quale corrisponde una maggiore elaborazione degli arrangiamenti che, grazie al contributo di una band stabile, spaziano da organetti vintage a impetuose aperture di fiati e archi, dalla spoglia essenzialità di voce e chitarra ad atmosfere lievemente trasognate e in prevalenza imperlate da sottili granelli di polvere.

 

Se si eccettua l'indovinato singolo "Saldati", con i suoi versi "portami a vedere il cielo anche se è nuvolo, ho tanto caldo anche se è inverno", nei dodici brani di "Io tra di noi" non si scorgono tracce del possibile tormentone, quanto piuttosto numerose prove della capacità di Dente di sintetizzare con spontaneità istantanee di amori sbagliati, batticuori passeggeri, l'immaturità e l'umana incertezza di buona parte della sua generazione.

Dalle tante negazioni che non affermano dell'iniziale "Due volte niente" ai ricordi non condivisi di "Io sì", dal fatalismo della vivace e battistiana "Piccolo destino ridicolo" ("più che il destino è stata l'Adsl che via ha unito") al candore retrò alla Ivan Graziani di "Puntino sulla i", l'album offre una serie di quadretti in bianco e nero dai quali emerge la figura di un artista che, piuttosto che occhieggiare al gusto "indie italiano" prevalente, preferisce ritrarsi nell'ombra di una solitudine assaporata e gestita col consueto piglio ironico, anche se più amaro rispetto al passato (memorabile, tra le altre ricercatezze linguistiche, l'ambivalenza dell'espressione "una persona sola" in "Da Varese a quel paese").

 

Dente, in fondo, continua a non prendersi molto sul serio, sorvolando con levità le ferite dell'anima e divertendosi a soffocare sul nascere i rischi di un eccesso di melassa, come nel caso dei quarantasette secondi dell'autosufficiente miniatura "Cuore di pietra" o del risveglio al pathos della seconda parte di "Casa tua", che con repentina vivacità orchestrale infrange l'estatica tensione sessuale, poeticamente rappresentata nella prima.

Discorso a sé merita la lunga jam conclusiva "Rette parallele", eccentrica rispetto al resto del disco non per tematica (l'amore impossibile tra entità destinate a non incontrarsi mai) ma per i suoi sette minuti di durata, con tanto di arrangiamento tropicaleggiante e un vivace inserto di pianoforte che fa tanto "Misread". Si tratta forse dell'unico divertissement di un album altrimenti compunto e più seriamente introspettivo di quanto l'artista emiliano non fosse solito finora.

 

Gli anni passano anche per lui e la sua scrittura si affina, diventando più scarna e pacata ma non per questo meno istintiva; e anche se in "Io tra di noi" mancano i passaggi da tormentone, l'album non manca di suscitare riflessioni e sorrisi amari e quell'attenzione d'ascolto che solo un buon impianto cantautorale può riuscire a destare. Se poi la sua proposta risulterà nuovamente troppo poco accomodante per i palati più semplici e troppo poco intellettuale per le ricercatezze a tutti i costi tanto in voga nella musica "alternativa" italiana, probabilmente Dente se ne curerà ben poco e continuerà a celebrare il tutto con amarezza beffarda, lanciandosi in solitudine altri coriandoli sulla testa.

 



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(11/10/2011)

  • Tracklist
  1. Due volte niente
  2. Piccolo destino ridicolo
  3. Saldati
  4. Da Varese a quel paese
  5. Cuore di pietra
  6. Giudizio universaltile
  7. Casa tua
  8. Io sì
  9. Puntino sulla i
  10. Settimana enigmatica
  11. Pensiero associativo
  12. Rette parallele
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