Drake

Take Care

2011 (Young Money / Universal) | hip-hop, r'n'b

Hip-hop. Per guadagnarsi un posto al sole, nel sempre più affollato e competitivo panorama d'oggi, qualcuno lo affronta ancora con la boria da mammasantissima tipica di Jay-Z o con la dissacrante attitudine che contraddistingue Lil Wayne, e poi c'è chi, come Kanye West, si autoproclama (e non a torto) fantasista del genere oppure si ritaglia il ruolo di scanzonato menestrello indie à-la Kid Cudi. Eppure c'è chi, senza sgomitare e facendo dell'introversione uno dei punti cardine della sua proposta, sta riuscendo a catalizzare l'attenzione di appassionati e succitati colleghi/mentori, che non perdono occasione per elogiarlo e collaborarci.
Il canadese Drake fa parte del loro mondo ma solo marginalmente, perché se il suo personaggio vive delle contraddizioni legate alla fama e che lo portano a duettare (e sposarsi virtualmente!) con le popstar più in vista, al momento di pubblicare il seguito del suo fortunatissimo debutto, non teme di dare alle stampe un lavoro poco immediato, che non insegue a tutti i costi l'hit da classifica ma che sembra un'ode alla malinconia e il diario di un anno vissuto inaspettatamente da star.

Grazie a un eccellente lavoro di produzione, sempre affidata al connazionale Noa "40" Shebib, ormai suo braccio destro, che sa avvalersi all'occorrenza di contributi importanti come quelli di The Weeknd, Supa Dups, Just Blaze, Jamie XX e il promettente Boi-1da, il venticinquenne di Toronto costruisce atmosfere languide e avvolgenti che poggiano su low-tempo inframmezzati da break-beat fulminei e scheggiati, movimentando la texture minimalista con ouverture di synth ora compresse e tirate, ora asperse e soffuse.
"Take Care" pone quindi l'accento su ciò che distingue Drake dai suoi blasonati colleghi, ovvero la capacità di dar vita a una spontanea e per niente meccanica fusione tra l'hip-hop più arguto e il soul più elegante, come forse solo la Mary J Blige più ispirata era in grado di fare, forte della sua abilità di creare un felice e mai troppo invadente connubiotra un flow ora secco e rapidissimo (si ascolti l'iniziale "Over My Dead Body"), ora più "cantato", grazie a una propensione per l'r'n'b più melodico e a una vocalità talmente morbida e sinuosa da non sfigurare al cospetto di quella di Sade ("Shot For Me").

Sul versante maggiormente legato a un pop-hop, permeato dall'influenza dei già citati maestri, si segnalano i brani più estroversi come "Make Me Proud", con quel tourbillon torrenziale ed istrionico che è il rapping della mogliettina Nicki Minaj (già presenza notevole in "Monster" di West), "Lord Knows", appesantita da un coro gospel da impresa sportiva che neanche il primo "Rocky" e il tormentone appiccicoso di "HYFR (Hell Ya Fucking Right)". Memorabile, inoltre, per come sa giocare di sottrazione sulla grana e l'enfasi delle tastiere, è l'ottima "Headlines", ma anche il groove scuro e ansiogeno di "We'll Be Fine" e il piano dolce e insinuante che stempera il portamento rap di "The Real Her" (coi featuring di Lil' Wayne e Andre 3000, prestigiosi anche se forse un po' superflui).
Il meglio di sé, tuttavia, l'accoppiata Drake/Shebib lo dà nei brani più intimisti e crepuscolari, ambiziosi e particolarmente ricercati nella naturalezza con cui riescono a far lentamente scivolare l'ascoltatore, quasi senza accorgersene, da accenti soul-fantasma, vestigia di un'altra epoca, via contaminazioni hip-hop e derivanti, fin quasi a scenari post dubstep. Così in "Crew Love" fra vuoti e pieni, saliscendi e contrasti ritmici, Drake dà voce alla sua melanconia come un James Blake cresciuto a hip-hop e urban.
Altrettanto narcotica, stordente e raffinata è la soundtrack in nuce della bellissima "Marvins Room", una specie di quiet storm post-moderno che fa capolino anche tra le pieghe di "Doing It Wrong", impreziosita dall'armonica di Stevie Wonder, mentre uno dei singoli di punta (nonché title track), "Take Care", in duetto virtuale con l'onnipresente Rihanna, ci riserva un gioiellino dai palpiti house, inaspettatamente sobrio e rafforzato dal sample "colto" di Gil Scott-Heron, mirabilmente manipolato da Jamie XX.

Drake ha dedicato tempo e una cura maniacale per metter in luce l'aspetto più onesto e personale che l'attuale hip-hop potesse mostrare, si sente, e ha messo a nudo le sue emozioni senza far troppo rumore, quasi intimorito dalla volontà di condividerle con tutti. Sarebbe stato un vero peccato privarcene.

(09/12/2011)

  • Tracklist
  1. Over My Dead Body
  2. Shot For Me
  3. Headlines
  4. Crew Love feat. The Weeknd
  5. Take Care feat. Rihanna
  6. Marvins Room  
  7. Buried Alive Interlude
  8. Under Ground Kings
  9. We'll Be Fine
  10. Make Me Proud feat. Nicki Minaj
  11. Lord Knows feat. Rick Ross
  12. Cameras/Good Ones Go Interlude
  13. Doing It Wrong
  14. The Real Her feat. Lil Wayne & André 3000
  15. Look What You've Done
  16. HYFR (Hell Ya Fucking Right) feat. Lil Wayne
  17. Practice
  18. The Ride
  19. The Motto feat. Lil' Wayne (bonus track)
  20. Hate Sleeping Alone (bonus track)
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