El Santo Nada

Tuco

2011 (Autoprodotto) | tex-mex, americana, desert rock

Umberto Palazzo ha un'evidente predisposizione per la composizione di nomi da dare a una band. La sua idea più riuscita fu Massimo Volume, pensate un po', geniale, sembra quasi un nome e cognome, e allo stesso tempo dà la sensazione di grande impatto sonoro.

A volte avere grandi intuizioni non paga, si può anche restare ai margini, magari si conquista la stima degli addetti ai lavori, si riesce anche a costruirsi nel tempo uno zoccolo duro di adepti, ma tirare avanti in un mondo musicale che produce denaro a fatica è dura.


Chiusa sul nascere la parentesi col Mimì nazionale, Umberto accese un'altra lampadina: ed ecco a voi Il Santo Niente. Con quell'articolo messo lì davanti, un nuovo colpo da maestro. Dopo tre dischi e tanti applausi, arriva la spanish version: El Santo Nada. Dentro, oltre a Palazzo, ci sono Alessio D'Onofrio e Christian Carano, con il valido supporto di Raffaello Zappalorto e Alessandro Paci.
"Tuco", l'esordio della formazione, è la colonna sonora delle nostre sconfinate praterie mentali, un autoprodotto che sa di deserto e tex-mex, un disco interamente strumentale che ci porta dentro casa aromi di frontiera e sapori mariachi, Yucatan e frontiere scomparse, Chiapas, subcomandanti e cent'anni di solitudine.

Un viaggio fra terre misteriose e senza regole, languori cinematografici che hanno la stessa portata del lavoro svolto dai Calibro 35: ciò che la band di Gabrielli, attraverso una preziosa opera di archeologia musicale, ha fatto per il poliziottesco italiano degli anni 70, qui El Santo Nada lo fa per lo spaghetti western di casa nostra.


Se, dal punto di vista cinematografico, i riferimenti più evidenti partono da Sergio Leone e Morricone per arrivare al Tarantino più illuminato, musicalmente parlando l'orecchio è rivolto verso Calexico e Giant Sand, con la sfinge di Ry Cooder onnipresente sullo sfondo.

Ma come non immaginare il coinvolgimento di grandi romanzieri più o meno contemporanei? Dal realismo magico di Marquez e Isabel Allende, ai meravigliosi appunti di viaggio firmati Luis Sepulveda e Bruce Chatwin, un anglosassone che ha raccontato la Patagonia al mondo come nessun altro.


Con questa ennesima creatura estratta dal suo cilindro, Umberto Palazzo dimostra un estro, una creatività e una versatilità fin qui sconosciuti. Adopera la materia ispanica con proprietà di mezzi e rigore formale, creando un supporto musicale di portata internazionale, potenzialmente esportabile, e non soltanto verso i paesi latini.

Difficile segnalare un brano piuttosto che un altro, poiché c'è forte omogeneità nelle composizioni; a voi la scelta se farvi sorprendere dalla vivacità di "Las nuevas fashion chicas", oppure se lasciarvi cullare sugli intarsi di "Gallinas y lagartos". Si segnala anche la rivisitazione di un brano di Giorgio Canali ("Esto no es el final"), che qui chiude i giochi nell'unico vero slancio elettrico dell'album.


Umberto Palazzo sta attraversando uno dei momenti più floridi della sua carriera: negli ultimi due anni si è destreggiato fra Il Santo Niente, El Santo Nada, numerose collaborazioni, l'attività di dj e quella di direttore artistico del Wake Up, uno dei locali della costa adriatica più attivi sul fronte live. Fra poche settimane sarà pubblicato il suo esordio solista e il 2011 ha persino visto l'assemblamento di un disco tributo al Santo Niente, a sottolineare l'importanza della sua figura anche fra le generazioni più recenti.

"Tuco" è materiale fortemente derivativo, non c'è dubbio, ma partendo da questi presupposti se El Santo Nada riuscisse in futuro a produrre del materiale più personale, si rischierebbe davvero di rasentare il capolavoro.

(01/07/2011)

  • Tracklist
  1. Tuco
  2. Gallinas y lagartos
  3. Sciuorbazizi
  4. Las nuevas fashion chicas
  5. Ilusion
  6. El sol de hierro
  7. El perdido
  8. Viva la revolucion
  9. Esto no es el final
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