William Fitzsimmons

Gold In The Shadow

2011 (Nettwerk) | songwriter, folk

Continua l'irrefrenabile corsa di un sussurratore solitario, terapista mentale, un tempo, nella vita di tutti i giorni e ora solo nello spazio angusto di se stesso e della propria musica. William Fitzsimmons, sotto braccio il suo quarto disco, è oggi uno dei cantautori più seguiti, grazie al successo dei suoi primi due album autoprodotti e del più ambizioso "The Sparrow And The Crow", del 2009, che gli hanno fruttato anche numerose apparizioni nelle più famose serie tv americane.
Si adattano con facilità le canzoni di Fitzsimmons, dato il loro candore adolescenziale, ma in questo "Gold In The Shadow" sembrano acuirsi i dubbi sulla capacità del cantautore dell'Illinois di mostrare una maturità compositiva che vada al di là di quanto espresso finora, pur con i suoi lampi espressivi, soprattutto in "Until We Are Ghosts" e "Goodnight".

Non basta, infatti, suonare affranti per essere Kozelek, né accentuare l'impalpabilità del proprio registro per diventare Sam Beam. Nonostante la freschezza di certi arrangiamenti, vagamente reminiscenti Sufjan Stevens (gli archi di "Bird Of Winter Prey", il banjo e il flauto nella coda di "Tied To Me"), "Gold In The Shadow" appare spesso stucchevole e involuto, anche per come gioca con insistenza sul tempo dispari per conferire un poco di dinamismo ai suoi brani.
Sono le ballate condite dell'elettronica lo-fi che contraddistingue il percorso di Fitzsimmons a spiccare in negativo. In particolare "Psychastenia" che, col suo impudico ritornello ("Cut me open please"), fa ricordare l'electro-pop emotivo di Frou Frou (ora Imogen Heap), citata dallo stesso cantautore come fonte ispiratrice.

"Gold In The Shadow" non brilla neanche per ispirazione melodica, anzi arriva a ripetersi al suo interno soprattutto nelle linee vocali, come se il registro dimesso prescelto ingabbiasse Fitzsimmons oltre il voluto.
Un'uscita forse anche prevedibilmente interlocutoria, insomma, dopo una serie di dischi ispirati da eventi sentimentali importanti (il divorzio dei genitori prima, il suo poi), che obbliga Fitzsimmons a confrontarsi con pazienti interni ed esterni non così sofferenti. Più che la grande psicanalisi, la grande catarsi musicale, "Gold In The Shadow" pare così uno sciroppo per la tosse.

(28/03/2011)



  • Tracklist
1. The Tide Pulls From The Moon
2. Beautiful Girl
3. The Winter From Her Leaving
4. Fade And Then Return
5. Psychastenia
6. Bird Of Winter Prey
7. Let You Break
8. Wounded Head
9. Lied To Me
10. What Hold
William Fitzsimmons su OndaRock
Recensioni

WILLIAM FITZSIMMONS

Lions

(2014 - Nettwerk)
Il cantautore americano ritrova il suo sound più spoglio

WILLIAM FITZSIMMONS

The Sparrow And The Crow

(2009 - Dark Sparrow Records)

Tenue e sofisticato il terzo album del cantautore dell'Illinois

William Fitzsimmons on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.