GravitySays_i

The Figures Of Enormous Grey And The Patterns Of Fraud

2011 (Restless Wind) | ethno-prog

Chi vi scrive si è imbattuto nei GravitySays_i quasi per caso, in una delle numerosissime e-mail che quotidianamente affollano l'indirizzo di posta della nostra webzine in cui band da tutto il mondo richiedono una recensione del loro disco. E-mail a cui gran parte delle volte non si riesce nemmeno a rispondere, per via del numero che si aggira comunemente attorno alle quaranta ogni ventiquattr'ore. Proprio una di queste proveniva da Lefteris Varthalis, bassista di questo quintetto con base ad Atene, non esattamente la città per antonomasia della musica rock.

La band, inizialmente formatasi come duo dal chitarrista Manos Paterakis e dal batterista Nikos Retsos, gravita sulle scene a dire il vero dall'ormai lontano 2003. Una gavetta lunga e tortuosa, dunque, conclusasi sei anni fa con l'apparente luce infondo al tunnel e la pubblicazione di “The Roughest Sea”, disco di debutto ignorato da molti. Instancabili, i due hanno aperto le loro porte espandendo la line-up e raggiungendo l'attuale assetto a cinque punte che ha sfornato nel 2011 questo secondo capitolo, decisamente più interessante ed originale.

Ma che musica fanno i GravitySays_i? Decisamente difficile da definire, in quanto mix congeniato di una miriade di elementi, che si intrecciano e slegano progressivamente nelle due suite che compongono questo lavoro, contenitori di altrettanti brani. L'attitudine è tipicamente prog, l'influenza di Dave Gahan altrettanto corposa nell'uso della voce; poi si passa dai più tipici crescendo elettrici à-la-Porcupine Tree (periodo "Stupid Dream") a parentesi acustiche quasi folk, da astrazioni kosmische a echi della tradizione popolare mediterranea.
La “Part 1” raccoglie gli episodi più spiccatamente vicini al mondo rock: un'ouverture corale quasi darkwave, poi saliscendi tra muri di chitarre e intimismo acustico, con un'escursione sublunare nel mezzo. L'altra metà attacca su ritmi forsennati tanto da farsi tribali, salvo poi incresparsi fra metallofoni e archi e salire di nuovo in una progressione strepitosa, prima di chiudere in malinconia.

Non inventano niente questi cinque ragazzi di Atene, non fanno altro che mescolare le loro passioni in un cocktail che però fa un effetto strano, come se il tutto finisse davvero per suonare molto più grande della somma delle sue parti. Sarà la suggestione della loro favola, l'averli scoperti per una pura casualità, il ritrovarsi un gruppo greco alle prese con dell'ottima musica quattro decenni dopo gli Aphrodite's Child. Qualsiasi sia la causa, il talento è innegabile, la sorpresa di quelle ben più che gradite e il futuro, ci si augura, renderà grazia ai loro sforzi.

(29/07/2013)

  • Tracklist
  1. Part One (The Patterns Of Fraud; The Unshakable Alibi; Delusions Of Grandeur; The "All Things Decay" Rebula; The Finger Of Blame)
  2. Part Two (The Urge Of Identity; The Figures Of Enormous Grey; The Paradox Of Youth; The Farewell Letters)
GravitySays_i on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.