Da un po’ non lo si vedeva più al centro della scena, Ian Matthias Bavitz in arte Aesop Rock, ed era un’assenza che non passava inosservata. Lui che per oltre un decennio è stato uno dei pesci più grossi in assoluto nella catena alimentare del rap abstract/underground americano e internazionale. Una delle (ant)icone e degli artisti chiave della mitica Def Jux. La sua è una poetica hip-hop dalla forte impronta cantautorale. Incentrata su una forma rap strenuamente ritmica e diretta: strofa-ritornello-strofa, pochi passaggi strumentali, nessuna apertura ambientale o decostruzionista. Laddove a risaltare, in senso estetico, è la varietà e la ricchezza interna delle fonti armoniche, l’abilità nell’accostarle e manipolarle. Ideale trampolino di lancio per il suo flow all’arma bianca, le metriche sussultorie, il simbolismo freak e un po’ criptico delle liriche.
Ci voleva questo “Are You Gonna Eat That?” per ritrovare tracce significative del suo stile. Non si tratta del nuovo Aesop Rock in senso stretto, per quello bisognerà attendere almeno fino all’anno prossimo, stando a quel che si sente in giro, ma del progetto intitolato Hail Mary Mallon: un “supergruppo” in versione minimale che riunisce tre prestigiosi protagonisti dell’epopea Def Jux. Oltre ad Aesop: l’altro mc e produttore Rob Sonic e Dj Big Wiz. Il risultato è album divertito e divertente, che va ben oltre l’esercizio di stile o il cazzeggio d’autore fra vecchi amici e che concilia la propensione indie-pop/rock e psych di Aesop, i beat taglienti ed esplosivi tipici dell’ormai defunta etichetta di El-P con un vasto ripescaggio dalla oldschool degli anni 80 e 90, auspice i turnatables e gli scratch di Big Wiz. Se a questo aggiungiamo che la voce di Rob Sonic, per metrica e intonazione, è quasi identica a quella di Aesop Rock (appena un po’ meno elastica e gutturale) ecco che il tutto assume un sapore rassicurante, familiare e, almeno alle nostre orecchie, tutt’altro che sgradito.
In generale il Nostro la fa da padrone, anche se osa meno che nei suoi dischi solisti (l’ultimo “None Shall Pass” è del 2007) e insieme ai due degni compari cala subito un paio di assi alla sua maniera: l’iniziale “Church Pants” e il bel singolo “Garfield”, costruite su inserti chitarristici hard e saturi, staccati martellanti, frammenti glitch e scratch acidi. Si prosegue con brani di buona frattura fra citazioni golden age, “Grubstake” e lo sketch oldschool di “Breakdance Beach”, arricchito da frammenti tratti da “Licensed To Ill” – mentre sempre ai Beastie, stavolta di “Hello Nasty”, “ruba” l’incipit “Meeter Feeder” – e ascendenti climax dark e sci-fi alla El-P (le ottime “The Poconos” e “Knievel”), passando per le accelerazioni uptempo di “Table Talk”, l’aria blaxploitation di “Holy Diver” e chiudendo in scioltezza con la tirata e rombante “Plagues And Bacon”.
Parafrasando una risposta alla domanda del titolo: un gustoso antipasto che, si, vale la pena assaggiare.
10/07/2011