Hiss Golden Messenger

Poor Moon

2011 (Tompkins Square / Paradise Of Bachelors) | americana

Quando si incontrano un personaggio come Michael C. Taylor e un disco come "Poor Moon", il minimo che si può fare è mettersi a fantasticare sulla presunta identità di un cantautore e di una band ai margini, finora nascosti sotto un cumulo di pubblicazioni semi-sconosciute, composte di scarne registrazioni casalinghe e, all'occorrenza, di jam faraoniche, orchestrate dal compagno di sempre, il polistrumentista Scott Hirsch.
Un cowboy, un sognatore, un bandito, un lupo solitario, un alcolizzato, un motociclista, uno sciamano, un vagabondo nascosto sotto la tesa del cappello. Qualche increspatura nel mare magnum dell'Americana corrente l'aveva in realtà già creata verso la fine dell'anno scorso, con una riedizione del primo lavoro degli Hiss Golden Messenger - della cui esistenza si abbia perlomeno un vago segno - a nome "From Country Hai East Cotton". Ma non abbastanza da far vibrare le corde giuste, che ora il gruppo tocca con questa doppia riedizione più "decisa", dopo la "timida" prima e limitata pubblicazione dello scorso novembre (in Lp con la Paradise Of Bachelors, in Cd con la Tompkins Square).

Questa volta il bersaglio viene colpito in pieno, con una raccolta di canzoni già sperimentate negli anni - alcune si trovano anche nel live "Root Work", che ha già almeno un paio di anni - ma qui riproposte con una maturità sublime. Mellifluo, quasi sensuale (soprattutto nell'iniziale, vagamente r'n'b, "Blue Country Mystic"; occhio anche al testo della seguente "Call Him Daylight"), l'Americana della band, un sorvolare che appena lambisce l'acqua - o un scivolare appena sotto la superficie di quest'ultima.
Impressione senz'altro fornita dagli strumenti utilizzati, dall'onnipresente slide al wurlitzer, un armamentario di Band-istica memoria, ma anche dall'effetto plastico con cui gli arrangiamenti si concatenano, dal modo in cui la produzione amalgama senza appiattire il contributo di ogni strumento.

Sul trono siede la passionale "Westering", nella quale lo snarl misuratamenteDylan-iano di Taylor si infiamma nel cavalcare i rapidi cambi d'accordo che sembrano quasi slanciarsi nello notte al di sopra delle punte degli alberi, per essere accolte dalle brezze d'organo e slide che scorrono lassù, senza interruzione, connettendo gli stati d'America. Bellissima anche, in questo senso, "Under All The Land", con il suo afflato suadente, perfettamente espresso dal sognante intermezzo.
"Poor Moon" è una grande lezione di contenuta intensità, in un genere che troppo spesso, negli ultimi anni e soprattutto nella sua terra natale, è stato trattato con rozzezza - si vedano i vari Felice Brothers e, in misura minore, anche i Deer Tick. Per contro la corrente del Bene, nella quale si inseriscono gli Hiss Golden Messenger, scorre ancora poderosa, sotto l'impulso dei Doug Paisley, dei Deep Dark Woods, dei Megafaun. Festosa e oziosamente country è senza dubbio "O Little Light", ma l'equilibrio trovato tra mestiere e coinvolgimento emotivo è davvero raro.

La suggestione di trovarsi nel luogo in cui la musica degli Hiss Golden Messenger dovrebbe in effetti trovarsi è decisamente acuita da storie di dannazione, di sofferto e itinerante eremitismo, come quella di "Jesus Shot Me In The Head", dal percorso melodico sfuggente e dall'intenso rintuzzare d'archi, e quella della fuga banditesca di "Super Blue (Two Day Clean)".
Insomma un'uscita che riesce finalmente a "mettere ordine" nella carriera di Taylor e della sua band, proiettandola prepotentemente sulla scena principale, dalla quale, dopo questo "Poor Moon", non avranno probabilmente più la possibilità di schermirsi.

(11/05/2012)



  • Tracklist
  1. Blue Country Mystic
  2. Call Him Daylight
  3. Drummer Down
  4. Under All The Land
  5. Westering
  6. Pittsboro Farewell (Two Monarchs)
  7. Super Blue (Two Days Clean)
  8. Jesus Shot Me In The Head
  9. O Little Light
  10. A Working Man Can't Make It No Way
  11. Dreamwood
  12. Balthazar's Song
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