Kills

Blood Pressures

2011 (Domino) | alt-rock, blues metropolitano

Il quarto disco dei Kills è stato atteso in maniera meno spasmodica rispetto a quanto avventuto col terzo, allorquando il duo anglo-americano era reduce dall'ubriacatura conseguente al successo di "No Wow". "Midnight Boom" fu tanto sospirato dai fan, per poi non riuscirne a soddisfare completamente le eccessive aspettative. Ora che queste si sono ridimensionate, ecco che si può assaporare un album dei Kills in maniera più tranquilla e rilassata, con gli autori che non si ritrovano costretti a rincorrere il capolavoro a tutti i costi.

"Blood Pressures" è il risultato del lavoro di una band che ha ormai raggiunto un buon livello di maturità. E che dimostra una coesione invidiabile. Nei tre anni trascorsi dalla pubblicazione di "Midnight Boom" Alison Mosshart ha fatto un'esperienza importante a fianco di Jack White, in quei Dead Weather capaci di pubblicare due album in meno di dodici mesi. Il chitarrista Jamie Hince sarà stato felicissimo di riabbracciarla e di riaccoglierla all'ovile. Al suo posto avrei seriamente temuto di vedermela sfilare via: dev'esserci davvero un rapporto molto solido fra i due.

"Blood Pressures" parte senza timori reverenziali, "Future Starts Slow" e "Satellite" (scelto come primo singolo) si dimostrano subito un bel sentire, dando il tono all'intero disco. È garage rock di ottima fattura, meno minimalista rispetto al passato. Ci sono le melodie, ma c'è anche la giusta dose di "rumore", e il plus dell'efficace (e spesso anche sensuale) voce femminile di Alison. Hince è un buon chitarrista, ma è anche un uomo molto fortunato, e non solo per la love story con Kate Moss. Non a tutti capita di incrociare il proprio cammino con una donna dalle qualità vocali della Mosshart, la Debbie Harry (mora) della scena indie contemporanea.

Meno notturni che in passato, i Kills questa volta hanno lasciato emergere maggiormente il proprio spirito "punk", dando vita a un piccolo gioiellino che potrà servire come punto di riferimento all'attuale indie generation. Non hanno paura di graffiare, e lo ribadiscono in tracce quali "Nail In My Coffin" o "DNA", dove il crunch delle chitarre si fa sentire, eccome. Ma c'è spazio anche per qualche riuscitissimo midtempo che dà ulteriori punti al progetto: "Baby Says" (che sarebbe un potenziale singolone da crepacuore), con i suoi echi wave, e la conclusiva "Pots And Pans", un blues elettrico che chiude i giochi in maniera magistrale. Più trascurabile l'altra ballad "The Last Goodbye", l'unica traccia nella quale viene completamente trascurata la chitarra, in favore del pianoforte. E anche quelli che potrebbero apparire dei riempitivi, svelano in realtà altri aspetti interessanti del duo, vedi l'impronta beatlesiana data alla breve "Wild Charms" oppure i richiami Roxy Music in "Damned If She Do".
La scaletta è completata dalle prescindibili "Heart Is A Beating Drum" e "You Don't Own The Road", e se fossero state anche queste due canzoni altamente caratterizzanti, ci saremmo trovati a rasentare il grande colpo.

Con il passare dei mesi "Blood Pressures" si imporrà come il disco più continuo e accessibile dei Kills, cosa non necessariamente riprovevole. Forse perché quando le aspettative si ridimensionano, tutto diventa improvvisamente più facile.

(04/04/2011)

  • Tracklist
  1. Future Start Slow
  2. Satellite
  3. Heart Is A Beating Drum
  4. Nail In My Coffin
  5. Wild Charms
  6. DNA
  7. Baby Says
  8. The Last Goodbye
  9. Damned If She Do
  10. You Don't Own The Road
  11. Pots And Pans
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Monografia

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