Lenny Kravitz

Black And White America

2011 (Roadrunner/ Atlantic) | funk-soul, pop-rock

Lo prometteva da quasi dieci anni, ma non arrivava mai, un album interamente funky con cui omaggiare (nuovamente, ma senza le solite distrazioni di sorta) le sue black roots e i paladini del soul grazie ai quali si appassionò alla musica in tenera età.
Lenny Kravitz alle prese con sonorità del passato, bella novità, direte voi, per uno che su questa (unica?) idea ci ha costruito un'intera ed economicamente fruttuosa carriera; eppure un album con quelle caratteristiche sarebbe stato auspicabile per provare a lasciarsi alle spalle le troppe, imperdonabili sbandate prese da quando, anni or sono, l'aspetto divistico della sua produzione prese definitivamente il sopravvento su quello più strettamente artistico.
Tuttavia, come ogni progetto tirato troppo per le lunghe, accantonato e rimaneggiato, anche questo "Black And White America" ha finito col trasformarsi in qualcos'altro, col pasticciarsi e perdere quell'unitarietà stilistica che probabilmente l'avrebbe reso, se non altro, un pezzo immediatamente riconoscibile all'interno della sua discografia e non soltanto un suo album qualsiasi, in cui solo a sprazzi si intravede la stoffa di un tempo e si intuisce come avrebbe potuto suonare se soltanto concepito con un po' più di rigore.

È un peccato, perché l'iniziale title track potrebbe far pensare a un manifesto di intenti: un mid-tempo sobrio, coi bassi sincopati e vischiosi, battito dance felpato, synth vintage suonati a mo' di archi, spruzzate di fiati e caldi inserti acustici per ricreare un'atmosfera inequivocabilmente soul anni Settanta, dal sapore blaxploitation.
È un bravo mestierante, Kravitz, e la sua capacità di clonare tali sonorità è innegabile e piacevole (si ascoltino a conferma la snella "Looking Back On Love" e la stuzzicante "Life Ain't Ever Been Better Than It Is Now"), anche se si avverte sempre un po' la mancanza di un'energia, di un fuoco spontaneo che le faccia esplodere davvero (ci si avvicina con "Come On Get It", nella quale però tornano in primo piano anche i suoi tipici riff di chitarra). Forse per questo riesce invece a centrare in pieno dei vellutati lenti da sexy night-club come la sinuosa "Superlove" e una "Liquid Jesus" dal limpido falsetto (più spiazzanti, invece, le atmosfere carioca di "Sunflower", coadiuvata dal rapper Drake).

Mancano in definitiva melodie davvero memorabili da sposare all'impeccabile vestito che Kravitz ha confezionato (da questo punto di vista non appare più tanto strampalata l'idea di ripiegare sull'orecchiabile vaudeville floreale di "Stand" come primo singolo estratto) ma non è certo questo difetto (dopo tutto perdonabile, a questo punto della sua carriera) a rovinare il risultato complessivo: troppi pezzi (di cui troppi lenti), una tracklist completamente scriteriata e, soprattutto, l'ennesima sciorinata di tutti i luoghi comuni associabili agli ultimi dischi di Lenny Kravitz, gradevoli ma mai indispensabili all'economia dell'album.
Ritroviamo quindi, e solo per allungare il brodo, una nuova ballata pianistica (la melliflua "Dream"), quella a tinte più spirituali ("The Faith Of The Child"), quella più grintosa da stadio ("I Can't Be Without You"), il pezzo da divo rock'n'roll, mai tanto plastificato come nella nuova, si fa per dire, "Rock Star City Life" e, peggio ancora, un esperimento dancehall, "Boongie Drop", con l'ormai immancabile amico Jay-Z, che più fuori luogo non potrebbe suonare.

Nemmeno stavolta Kravitz riesce a non strafare, insomma, a non rifare se stesso, né a creare qualcosa di meno appariscente, ma che proprio per quello sarebbe stato in fin dei conti più interessante. "Black And White America" contiene probabilmente i suoi pezzi migliori da tanti anni a questa parte, ma spetta comunque all'ascoltatore scovarli in mezzo a un'offerta nuovamente dispersiva, e questo è un lusso che uno come lui non può davvero permettersi in un momento in cui la sua scrittura non è comunque più al top dell'ispirazione. Poteva persino diventare il disco della sua rinascita, ma evidentemente e incredibilmente il buon Lenny non si è ancora reso conto di averne bisogno.

 

(22/08/2011)



  • Tracklist
  1. Black And White America
  2. Come On Get It
  3. In The Black
  4. Liquid Jesus
  5. Rock Star City Life
  6. Boongie Drops (feat. Jay-Z and DJ Military)
  7. Stand
  8. Superlove
  9. Everything
  10. I Can't Be Without You
  11. Looking Back On Love
  12. Life Ain't Ever Been Better Than It Is Now
  13. The Faith Of A Child
  14. Sunflower (feat. Drake)
  15. Dream
  16. Push
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