Lady Gaga

Born This Way

2011 (Universal/ Interscope) | dance-pop

C'è una qualità che va riconosciuta a Lady Gaga (e al suo team) ed è senza dubbio quella di essere stata in grado, sfruttando come nessun altro le potenzialità "virali" dei social media, di creare un clima di evento ed eccitazione mediatica che accompagni ogni sua nuova uscita discografica come solo il Michael Jackson dei tempi d'oro era in grado di fare tramite altri mezzi. E' da quasi un anno ormai che la rete dissemina indizi su "Born This Way", l'album che dovrebbe incoronarla definitivamente come la più importante icona pop di questo inizio di secolo e che, senza falsa modestia, è stato da lei annunciato come il più importante del decennio. Chi si loda s'imbroda, recita però un famoso proverbio, e Stefani Germanotta deve essere stata troppo sicura delle sue potenzialità e comprensibilmente innamorata, data la giovane età, della sua creatività per non rendersi conto che a tali aspettative dovrebbero seguire dei fatti concreti che non le facciano deludere.

E così quello che doveva diventare un nuovo inno generazionale, il primo singolo estratto e title track, si è rivelato essere nient'altro che un generico pezzo disco costruito su un'impalcatura sfruttata in tutte le salse negli ultimi 30 anni e condito da un banale e populista testo anti-razzismo/bullismo che tanto va di moda recentemente tra le starlette della musica pop. Ancor più deludente è stato il secondo estratto, "Judas", brano che ripropone pari pari, seppur in veste decisamente più cafona e meno fresca, tutti gli stilemi che avevano reso "Bad Romance" un tormentone e che era forse meglio evitare per non cadere nel macchiettismo di cui il nuovo pezzo è invece pregno. Un antipasto imprevedibile nella sua prevedibilità, insomma, non esattamente quello che si attendeva da una trasformista come lei; e così si è corsi ai ripari per il resto dell'album che, in effetti, una novità in serbo la tiene: un'indole rockeggiante (ovviamente dichiarata ma piuttosto vaga e supportata da stratificati tappeti synth) che aleggia su alcune tracce.

Tuttavia le minacciose schitarrate che aprono "Electric Chapel" si stemperano subito su una melodia più rassicurante e lieve, quelle di "Bad Kids" sono solo un posticcio suppellettile per uno dei suoi numeri electro-pop più vintage, mentre "The Edge Of Glory" è un'euforica, ma adolescenziale, cavalcata alla quale non basta il sax di un ospite di lusso come Clarence Clemons (durante un bridge molto eighties) per donarle maggior spessore e trascinarla fuori da quell'atmosfera da talent show che pervade anche l'ancora più infantile "Hair". Nemmeno "Yoü And I", la ballatona country-glam di turno (con Brian May alla chitarra e uno storico produttore come John "Mutt" Lange), pur nella sua piacevolezza, non emoziona come dovrebbe, fondamentalmente perché nemmeno stavolta si riesce ad andare oltre la rozza pantomima dell'Elton John meno ispirato anziché conferirle una più sottile ed elegante malinconia (tale onore spetta a un'altra ballad, sintetica e notturna, la riuscita "Bloody Mary").

A fine corsa ci si rende conto che il disco gira meglio quando si resta nella più classica carreggiata dance, che sia quella genuinamente pop di "Marry The Night" e "Highway Unicorn" o quella spigolosa della teutonica "Schieße", perfetta per le discoteche più trendy ma un po' meno per le radio, forse. Il kitsch di "Government Hooker", condito da vocalizzi alla Piaf e reminiscenze di lunedì malinconici, ci regala poi il vero pezzo killer dell'album, ma purtroppo non si può dire altrettanto dello sguaiato melodramma mariachi di "Americano" (ispirata dalle ultime leggi sull'immigrazione in Arizona) che perde per strada, urlando, tutta la leggerezza che poteva rendere simpatica la pur parodistica "Alejandro".

Ha un buon fiuto melodico, Lady Gaga, ed è brava a far spettacolo, ma lo fa nuovamente in modo troppo pasticciato, con mezzi sempre più grossolani che non fanno altro che appesantire e soffocare il suo potenziale talento, proprio come le sue improbabili mise che le han donato tanta visibilità. Ma la critica e un pubblico enorme sono stati dalla sua parte al primo giro, e sicuramente altrettanti apprezzeranno questo "Born This Way": chi glielo faceva fare di sforzarsi di diventare qualcosa in più della tamarra che già conoscevamo? Forse quel fuoco artistico che millanta in ogni sua dichiarazione?

(19/05/2011)



  • Tracklist
  1. Marry The Night
  2. Born This Way
  3. Government Hooker
  4. Judas
  5. Americano
  6. Hair
  7. Scheiße
  8. Bloody Mary 
  9. Bad Kids
  10. Highway Unicorn (Road 2 Love)
  11. Heavy Metal Lover
  12. Electric Chapel
  13. Yoü And I
  14. The Edge Of Glory
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