Lfo

Frequencies (ristampa)

2011 (Warp/ Self) | intelligent techno

Quante parole sono state spese sull'argomento techno cercando di descrivere tutte le sue connessioni e derivazioni. Nomi, teorie, scene sono state raccontate, celebrate, discusse.
E poi quanti rocker (ovviamente quelli più curiosi e aperti rispetto al tradizionalista) dapprima hanno vissuto con sospetto questi suoni e poi, piano piano, ne sono divenuti affezionati, anche grazie al sapiente lavoro di gruppi che hanno creato un trait d'union tra le chitarre e le macchine.
Ma quali sono i suoi albori? Quali sono quei dischi che hanno forgiato e rafforzato questo genere elettronico? Se negli Stati Uniti basta pensare alla Detroit di Derrick May, Kevin Saunderson e all'Underground Resistance di Jeff Mills e "Mad" Mike Banks per avere chiaro un circuito e la sua influenza mondiale dalla fine degli 80, in Inghilterra i nomi che più spesso vengono spesi sono quelli di Autechre e Aphex Twin i quali costruirono un suono di sicuro ballabile e ritmato, ma nello stesso tempo ricercato nelle melodie. Con loro si parla di "Intelligent techno", proprio per l'enorme gusto e per la scelta nei suoni, tappeti che si lasciano godere non solo nella pista da ballo ma anche quando ci si concede al puro ascolto in cuffia ad occhi chiusi.

Ma la lista dei nomi "fondamentali" non sarebbe completa senza gli Lfo, duo di Leeds dalla vita breve con solo due album all'attivo e che nel 1991 realizzò l'esordio "Frequencies", disco tanto apprezzato all'epoca quanto immeritatamante caduto nel dimenticatoio negli anni a seguire.
La pecca viene però riparata dalla Warp, la stessa intelligente label di Sheffield che all'epoca ci vide lungo sulle potenzialità del duo, che ristampa l'album in doppio vinile con ben due tracce in più rispetto alla tracklist originale ("Groovy Distortion" e "Track14").
Gez Varley e Mark Bell (esatto, proprio quel Mark Bell che sarà poi produttore di "Homogenic" di Bjork quanto dei Depeche Mode di "Exciter") erano all'epoca degli imberbi studenti con tanta passione verso l'elettronica incisa (Kraftwerk e l'hip hop, ad esempio) quanto stumentale (vocoder, sintetizzatori), amori che trovarono una fusione perfetta in "Frequency".
Brani come "Simon From Sydney" o "Tan ta ra" esprimono alla perfezione come le strobo non siano solo luci accecanti e lisergiche ma anche un cuore pulsante che solleva da terra e fa viaggiare nel cosmo con intorno tutte le stelle colorate in maniera diversa.

Insomma non bisogna essere per forza perfetti ballerini o consumatori di pasticche per lasciarsi trasportare da tali sonorità, poiché queste vere e proprie canzoni dinamiche fanno dell'arrangiamento musicale, e non solo del beat, il loro asse portante proprio come sperimentarono i loro contemporanei 808 State e Ultramarine.
Soprattutto la prima parte del disco vive di queste soluzioni più armoniche, mentre la seconda diviene leggermente più algida e cerebrale, anche se il motivetto synth mandato in loop è di quelli "assassini" che si stampano in testa e rimangono lì, secondo la specialità di cui è stato sempre maestro il buon Aphex.

Quello che piace di questo disco è che riascoltandolo ora non suona banale o superato, semmai suscita più di una nostalgia per quanto fosse creativa la scena techno dell'epoca e quanto sia divenuta un po' più banale e priva di autentiche scosse quella attuale.
Ma proprio dagli spunti offerti da questo gioiello molti giovani, e non solo, producer potrebbero ripartire per dare di nuovo linfa a una cultura talvolta in balia di sé stessa.

(19/12/2011)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. LFO
  3. Simon From Sydney
  4. Nurture
  5. Freeze
  6. We Are Back
  7. Tan Ta Ra
  8. You Have To Understand
  9. El Ef Oh!
  10. Love Is The Message
  11. Mentok 1
  12. Think A Moment
  13. Groovy Distortion
  14. Track 14


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