Americana: un liquido amniotico che tende ad assumere le sembianze del proprio contenitore. Le forme possono essere le più disparate, ma i contenuti spesso non sono così distanti. Tanto per fare un esempio, l'americana ad alto contenuto chitarristico-sperimentale degli Wilco è lontana anni luce, eppure ha innumerevoli punti di contatto con la visione decisamente più tradizionale dei Giant Sand di Howe Gelb. Americana è un sostantivo (ebbene sì, in questo caso è un sostantivo) che può avere molteplici significati, ma esistono musicisti che quasi miracolosamente riescono a rappresentarli tutti pienamente. Una di questi è l'oramai navigata Lucinda Williams, 57 anni, una delle migliori songwriter statunitensi degli anni 90, con un esordio ("Ramblin'") che risale addirittura al 1979.
Dopo i normali alti e bassi che contraddistinguono qualsiasi carriera artistica, negli ultimi anni la Williams ha estratto dal cilindro un filotto di album di qualità superiore, a partire da "West" che nel 2007 tornò a proiettarla nell'olimpo dei grandi, facendole addirittura conquistare il podio delle chart in territorio canadese. Il successivo "Honey", pubblicato a un solo un anno di distanza, la spedì addirittura al primo posto in Canada e nelle country-chart australiane, nonché nella top ten di Billboard. Una vera e propria seconda giovinezza, in un momento nel quale l'americana stava attraversando una nuova età dell'oro. E una bella voce femminile, soprattutto se condita da arrangiamenti egregi ed eccellenti composizioni, è sempre cosa gradita.
"Blessed" è interamente scritto da Lucinda Williams, prodotto da Don Was, e vede la partecipazione straordinaria di Matthew Sweet ed Elvis Costello, mai così incisivo e trascinante alla chitarra elettrica. La signora Williams lungo le dodici tracce dell'album riesce ora a schiaffeggiarci con il portento rockeggiante di "Seeing Black" (personale omaggio a Vic Chesnutt, con un solo in grado di richiamare le grandi cavalcate di Neil Young), e ora ad accarezzarci dolcemente con le malinconiche slide di "Don't Know How You're Living".
"Blessed" è un trionfo di rotondità, di tanto in tanto spezzate da qualche opportuna asprezza. Sì, perché "Blessed" è anche un disco di grandi chitarre rock.
Fra illuminazioni di blues dolente ("Born To Be Loved"), improvvisi slanci di totale solarità (l'iniziale "Buttercup"), ritornelli killer ("Copenhagen") e situazioni fortemente evocative ("Awakening"), "Blessed" a tratti riesce persino a richiamare la perfezione assoluta di "Rumours", solo che lì erano in cinque a giocarsi la partita, e si chiamavano Fleetwood Mac.
Per gli amanti del "tutto o niente", va segnalata una deluxe version forte di un secondo dischetto intitolato "Kitchen Tapes", contenente alcune registrazioni casalinghe che costituirono le prime bozze di queste canzoni.
Senza timore di esagerazioni, ma la sensazione è che "Blessed" possa essere ricordato come il miglior disco mai realizzato da questa meravigliosa signora delle praterie. God Blessed Lucinda Williams.
(12/04/2011)


