Lucio Dalla

Questo Amore

2011 (Pressing) | pop, songwriter

Certe cose sentite oggi mi sembrano più importanti di pezzi che hanno avuto molto più successo. E riproporre queste cose meno ascoltate ha un senso, in un momento in cui le cose che si sentono sono tutte uguali.
Non è così comune, per i cantautori di casa nostra, andare a recuperare dai propri archivi certe canzoni rimaste nascoste tra le pieghe degli album e rimetterle in vetrina. Non molto tempo fa lo fece Claudio Baglioni, che si tolse lo sfizio di pubblicare un secondo cofanetto, dopo la vendutissima antologia "Tutti qui", con i suoi brani preferiti svincolati dall'ottica opprimente dell'hit parade - e il pubblico sembrò anche apprezzare l'idea. Lucio Dalla aveva già pubblicato un'importante antologia nel 2006, intitolata "12000 lune", con i suoi più grandi successi organizzati in tre Cd e disposti in ordine cronologico inverso: si trovano lì infatti quasi tutti i suoi classici registrati in oltre quarant'anni di carriera, quelli che sono entrati a ragione nella storia della canzone italiana (da "4 marzo 1943" a "Piazza Grande", da "Anna e Marco" a "Stella di mare" fino a "Futura", "Caruso" e "Canzone"). Eppure, anche in una retrospettiva così generosa, qualcosa mancava. C'era ancora spazio per una pubblicazione che andasse più a fondo nel suo catalogo. E ora la abbiamo.

L'amore attraverso gli occhi di Lucio Dalla è raccontato egregiamente dalle trentuno canzoni di "Questo è amore", un progetto fortemente voluto da Dalla e realizzato insieme a Marco Alemanno, dopo due album in studio non molto fortunati ("Angoli nel cielo" raggiunse a fatica la Top 20); per l'occasione sono state rispolverate alcune chicche, molti brani che pur appartenendo spesso ad album molto famosi che da tempo non facevano capolino nelle scalette dei suoi concerti e che a molti ascoltatori, in questo contesto, suoneranno nuovi - si pensi alla "Malinconia d'ottobre" a tinte reggae, oppure a "Questo amore".
Ci sono anche tre brani inediti - due da interprete e uno da autore - ognuno dei quali rappresenta una delle molteplici anime dell'artista bolognese, dall'irresistibile giullare swing nel rifacimento della "Leggenda del Prode Radamès" recuperata dal repertorio anni Quaranta del Quartetto Cetra (la storia di Radamès che intende sposare Aida dopo essere tornato dalla guerra con molti "din din") al sognante innamorato nella rilettura straniante, quasi alla Sakamoto, del classico napoletano "Anema e Core" (che ebbe anche fortuna nelle classifiche internazionali grazie alla traduzione inglese cantata da Cliff Richard, "How Wonderful To Know").
L'unica canzone del tutto nuova è "Anche se il tempo passa (amore)". "Noi la vita la annusiamo in tutti i posti, ma lei passa senza neanche un ciao/ oppure vola come i ladri sopra i tetti, se ci provi non la puoi fermare", è l'attacco su una base che assorbe senza sforzo le più attuali tendenze del pop anglosassone dai Coldplay in poi, con un leggero tocco di Sigur Ros - band che lo affascinava molto, e che Lucio ha conosciuto grazie al giovane Alemanno. Spiazza invece la nuova versione di "Meri Luis" in coppia con Marco Mengoni - non tanto per lo stile e le doti vocali di quest'ultimo, che possono essere o meno "la nostra tazza di the", ma per il fatto che Dalla non ha ricantato il pezzo del 1980 e che la voce del giovane collega emerso da X-Factor è dunque sovrapposta all'incisione originale. Una scelta che potrebbe tradire pigrizia, o una decisione dell'ultimo momento.

Il resto del doppio album ripercorre, un'altra volta a ritroso, la lunga carriera del cantautore. Sembrava incredibile che Dalla non avesse trovato posto in un'antologia per "Prima dammi un bacio", splendida moderna romanza pop/lirica dall'arioso ritornello e brano-chiave del film omonimo diretto da Ambrogio Lo Giudice (ricordiamo volentieri che vinse anche il Nastro d'Argento nel 2004 in qualità di "miglior canzone originale") e finalmente la lacuna è stata colmata. Fu Andrea Bocelli ("Quante volte ti ho cercata") a renderla più conosciuta al di fuori dei confini nazionali. Si sfiora appena, con il brano "Amore disperato" interpretato con Mina, la parentesi che ha visto Dalla autore di un musical. Dall'album "Canzoni" viene estrapolata "Domani", scritta insieme a Laurex, ma anche "Tu non mi basti mai" che già era comparsa cinque anni prima in "12000 Lune" (non sarebbe stata una cattiva idea sostituirla, ad esempio, con "Nun parlà" (dotata di un testo tra i più profondi dell'ultima fase della sua carriera), anche per ribadire ancora una volta il forte legame dell'artista con la cultura e il dialetto napoletano; "Latin Lover" ed "Erosip" provengono entrambe da "Henna", album del 1993 co-prodotto da Greg Walsh, già in studio d'incisione con gli Heaven 17, Amii Stewart, Tina Turner e Lucio Battisti. Fa molto piacere trovare in scaletta un brano come "Soli io e te" (dall'album "Bugie") da sempre ingiustamente definito "minore", "Tango" e soprattutto "Tu parlavi una lingua meravigliosa", che risale alla trilogia di album con i testi scritti da Roberto Roversi. Tempo fa si mormorava di un possibile futuro box con i tre dischi in questione rimasterizzati in digitale, con l'aggiunta di materiale rimasto finora inedito: probabilmente la Sony (d'altro canto le vendite post-mortem, come si è visto, si impennano) non ci farà attendere ancora molto. I brani appartengono ad epoche diverse, ma è stato fatto uno sforzo per rendere il suono bilanciato ed equalizzato in maniera uniforme, anche se c'è un po' di distorsione nelle tracce più datate.

Ognuno di noi ha il disco che è rimasto più nel cuore, o il proprio brano preferito di Lucio Dalla cui si sente più legato, e qualcosa potrebbe anche non essere né qui né su "12000 Lune". Si pensi a "1983" e "Il motore del 2000", tanto per fare un esempio. Consideriamo poi che nel corso della propria carriera Dalla ha inciso album consistenti e meritevoli di essere ascoltati dall'inizio alla fine. Di certo "Questo è amore" è un'esperienza d'ascolto affascinante, proprio perché le scelte effettuate non sono prevedibili.
Ecco, magari avremmo fatto a meno del semi-strumentale "E l'amore", il brano più debole di "Cambio", e preferito "2009 (Le cicale e le stelle)" dallo stesso disco, ma "Le rondini" è una scelta che mette d'accordo davvero tutti. Il testo, una poesia evocativa e struggente, di quelle in cui ci imbattiamo davvero molto raramente; Marco Alemanno si era innamorato di quella canzone quando aveva dieci anni, e di certo ai tempi non avrebbe previsto di diventare una presenza tanto importante nella vita di Lucio Dalla. Perché quell'uomo così buffo, con gli occhialoni e il cappello non solo era di un altruismo unico, ma riusciva a mantenersi "giovane" nello spirito e a credere nei giovani, nelle loro capacità e nel loro talento. E "Questo è amore" è un viavai di persone che a Lucio devono molto: l'arrangiatore Mauro Malavasi, Ron, i membri degli Stadio.

Lucio è venuto a mancare all'improvviso, in Svizzera, lasciando un vuoto che sarà difficile da colmare. La sua è stata una carriera che ha visto anche tempi bui e dischi meno riusciti, ma non si può dire che abbia ceduto nel rincorrere le mode più facili. Personalità complessa, quella di Dalla, su cui è stato detto molto e anche a sproposito (ad esempio la strumentalizzazione sull'adesione, da lui smentita, all'Opus Dei). Uomo che non ha mai fatto propaganda di partito, ma che attraverso le canzoni ha fatto politica a modo suo indossando con originalità i panni dell'emarginato, del carcerato, del clochard ("Piazza Grande"). Un musicista con un talento tale da far ingelosire Pupi Avati, che quasi fu tentato di spingerlo giù dalla Sagrada Familia dopo essere stato da lui sostituito in un complesso jazz, e dotato di una cultura fuori dal comune.

Certo, è inevitabile che qualcuno per far parlare di sé si atteggi a giudice implacabile e livoroso, con la Verità in tasca, e pensi di poter decidere come devono vivere gli altri, come se un personaggio pubblico avesse il dovere di fare il testimonial (avere fede, poi, è imperdonabile). Siamo sicuri che anche dal cielo Lucio Dalla li guarderà starnazzare divertito, con la sua solita ironia. La sua musica ci accompagnerà sempre. Permettetemi, è tutt'un altro sentire.

Un affettuoso pensiero a chi, dai nostri media ipocriti, è stato definito "amico", "amico intimo", "collaboratore" o "corista". Distrutto dal dolore, forse non se ne sarà neppure accorto. Ancora oggi l'amore non osa dire il proprio nome. E dire che "compagno" - da "cum panem", "che condivide lo stesso pane" - è una così bella parola, e s'intona così bene con l'elegia plebea e l'anima grande di chi ci ha lasciati.

(05/03/2012)

  • Tracklist

Cd 1

  1. La leggenda del prode Radamès
  2. Anema e core
  3. Anche se il tempo passa (amore)
  4. Meri Luis (con Marco Mengoni)
  5. Angoli nel cielo
  6. Questo amore
  7. Malinconia d'ottobre
  8. Amore disperato (con Mina)
  9. Prima dammi un bacio
  10. Tu non mi basti mai
  11. Domani
  12. Latin Lover
  13. Erosip
  14. Le rondini
  15. E l'amore...


Cd 2

  1. Chissà se lo sai
  2. Soli io e te
  3. Stornello
  4. Viaggi organizzati
  5. Pecorella
  6. Solo
  7. Mambo
  8. Notte
  9. Tango
  10. Quale allegria
  11. ...e non andar più via
  12. Due ragazzi
  13. Tu parlavi una lingua meravigliosa
  14. Anna Bellanna
  15. Il Coyote
  16. L'ultima vanità
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