Mike Patton

The Solitude Of Prime Numbers

2011 (Ipecac) | soundtrack

Abbiamo un titolo accattivante, che oggi corrisponde a un esordio letterario da premio Strega e a una sorprendente quanto non-fedele trasposizione cinematografica - quest'ultima forse non abbastanza considerata da pubblico e critica. Un successo editoriale inatteso ma meritato, che ha portato nelle case degli italiani una storia durissima, con ferite ben aperte e senza falsa commozione. Nelle mani del regista sbagliato, "La solitudine dei numeri primi" rischiava seriamente di diventare una storia sdolcinata, ma al contrario è sopravvissuta con un vigore quasi superiore all'originale.
Poi abbiamo Mike Patton, pranzatore oltranzista e onnivoro, musico/cantore dall'eclettismo sfrenato, capace di destreggiarsi indistintamente tra i delirii avant-tutto zorniani e un accorato revival della canzone italiana anni 60; e che si ritrova - forse per un vezzo del regista Saverio Costanzo, forse no - a firmare questa colonna sonora/concept strumentale, decisamente più "ispirato da" che "scritto per". Chi non si è perso questa pellicola sa, infatti, che essa è sorretta principalmente da temi non originali: ad esempio "Magic Thriller" dei Goblin nella sequenza dei titoli di testa (un vero tributo alle messe in scena di Dario Argento), oppure alcune assordanti hit da ballo degli anni 70-80, insensibili alle tristi vicende di Mattia e Alice. Lungo gran parte del film risuona inoltre l'inquietante nenia che Morricone scrisse per "L'uccello dalle piume di cristallo", facente qui da sfondo al vagare assorto dei protagonisti in età adolescenziale.

Patton si ritrova quindi nella condizione di riempire a suo piacimento gli spazi vuoti, in realtà senza discostarsi molto dall'impronta che il regista ha dato al romanzo di Paolo Giordano. Già l'introduzione "Twin Primes" è un tema vincente e ricalca bene le dark lullabies che ritornano ossessivamente nei classici argentiani: anch'essa si ripeterà nel corso di questa mezz'ora abbondante, assieme ad altre melodie che, in certe linee di basso o di delicate percussioni, ricordano senza forzature le grottesche miscele di Mr. Bungle, sebbene in forma più soft.
Annotate come sequenza di numeri primi crescenti, le sedici tracce dello score si mantengono tendenzialmente sulla breve durata, andando a formare un campionario di spezzoni dal mood cangiante, con tanto di scricchiolii sinistri, carillon maledetti ("Radius Of Convergence") e atmosfere da catapecchia abbandonata.
Vari momenti rientrano pienamente nel territorio della dark ambient, con intrecci di fasci dronici e solenni orchestre degne dello "Shining" kubrickiano - in particolare lo stridore degli archi di Penderecki sembra tornare a nuova vita in "Quadratix".
Con strategica ridondanza le idee diventano leit motiv, seguono a richiamarsi vicendevolmente sino all'ultima traversata nell'ignoto, "Weight Of Consequences", con un synth pressante alla Prurient e ancora, più di prima, il fantasma dei Goblin nel riemergere della melodia d'apertura.

Il cerchio si chiude e tra le mani ci resta una manciata di brevi quadretti, a loro modo anche suggestivi. Sono tante minime ispirazioni e immagini (anzi fotogrammi) mentali, che però non ne compongono una davvero memorabile. Inoltre, la ragione d'essere di questa mezza soundtrack verrebbe meno se partissimo da un importante presupposto: "La solitudine dei numeri primi" è un'opera costruita sui silenzi, nella quale l'unico vero orrore è quello del vuoto, dell'incomunicabile e incolmabile abbandono a se stessi. Non bastano alcune scelte di stile da parte del regista, né la musica - per quanto efficace - a cambiare l'essenza di un tale romanzo, a colmare gli spazi bianchi che volutamente si lascia dietro.
È dunque necessario prescindere da tutto ciò per apprezzare questo score, originale quanto impersonale, che in definitiva avrebbe potuto portare la firma di chiunque. Una volta tanto, l'ego prorompente di Patton viene adombrato da composizioni elettroniche vintage mancanti di spessore, e nondimeno fascinose nella loro sfacciata artificiosità, in tutto simile alla vernice rosso brillante dei vecchi horror nostrani.

(01/11/2011)

  • Tracklist
  1. 2. Twin Primes
  2. 3. Identity Matrix
  3. 5. Method Of Infinite Descent
  4. 7. Contrapositive
  5. 11. Cicatrix
  6. 13. Abscissa
  7. 17. Isolated Primes
  8. 19. Radius of Convergence
  9. 23. Separatrix
  10. 29. The Snow Angel
  11. 31. Apnoea
  12. 37. Supersingular Primes
  13. 41. Quadratix
  14. 43. Calculus Of Finite Differences
  15. 47. Zeroth
  16. 53. Weight Of Consequences
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