Moby

Destroyed

2011 (Mute) | electronic, ambient

Per molti, davvero molti, Moby è un artista che flirta col banale, che subisce la fascinazione perversa "della via più breve", della facile caratterizzazione a scapito di scelte coraggiose e veramente personali. Quest'attitudine, da "Play" in poi, lo ha portato a forgiare musica elettronica di difficile collocazione, ma sempre e comunque impigliata in trame pop, devianze pseudo-soul e improbabili affondi blues.
Se "Destroyed" non suona fresco e innovativo il motivo - non giriamoci intorno - è semplicemente perché non lo è. Intendiamoci: lo sforzo compositivo è quello di un dj esperto che sa esattamente come deve suonare un album per vendere, che riesce a dosare la propria ispirazione al fine di non finire troppo in qua (musica per suonerie di cellulari) ma neanche troppo in là, dove un pubblico di nicchia lo chiuderebbe in contesti in cui, francamente, l'uomo di Harlem non sarebbe a suo agio.

Eppure la bontà di "Destroyed" è ancora una volta nel sincretismo musicale che tracce come "Stella Maris" o "The Right Thing" dispiegano a colpi gentili di incedere digitale sotto le cui spoglie aleggiano riferimenti a Philip Glass, Mike Oldfield e Ryuichi Sakamoto. Il pregio, l'enorme merito, è che il tutto suona innegabilmente "Moby" e il breakbeat e gli archi sono lì a dimostrare che, dal momento in cui una struttura eterogenea è resa uniforme dalla forte personalità di chi l'assembla, il prodotto finale, buono o meno, è comunque degno di nota.

Un album fortemente ispirato dall'insonnia, dal viaggio, dalla solitudine e dal silenzio. Quattro sinonimi di una sola parola: ispirazione. La stessa che lambisce ogni singola traccia di un lavoro che risulta essere marcatamente e ovviamente più intimista dei precedenti.
Le atmosfere si sono dilatate per lasciare spazio a un lavoro che è la naturale evoluzione di un album malinconico come "Wait For Me", in cui lo spirito più strettamente commerciale languiva dietro atmosfere comunque prive di veri e propri spunti degni di nota ma che avevano il pregio di definire in maniera netta e decisa lo stato dell'ispirazione del musicista newyorkese.

"Destroyed" prosegue sulla stessa lunghezza d'onda e ci concede la vista di un Moby tranquillo con se stesso, che non ha più (semmai ne avesse avute) pretese di natura sperimentale. È l'album di un produttore che fa il dj e non più viceversa. Un album che non ricorderemo tra 20 anni ma non possiamo farne una colpa a chi, cosciente o meno, ha segnato la decade precedente in maniera sottile e sapiente. Dosando, mediando, evolvendo.

(27/06/2011)

  • Tracklist
  1. The Broken Places
  2. Be The One
  3. Sevastopol
  4. The Low Hum
  5. Rockets
  6. The Day
  7. Lie Down In Darkness
  8. Victoria Lucas
  9. After
  10. Blue Moon
  11. The Right Thing
  12. Stella Maris
  13. The Violent Bear It Away
  14. Lacrimae
  15. When You Are Old
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