T. P. ORCHESTRE POLY-RYTHMO DE COTONOU - Cotonou Club

2011 (Strut)
afropop, psych-funk

“The West Africa best kept secret”, così i critici definirono l’Orchestre Poly-Rythmo de Cotonou quando Gunter Gertz per primo raccolse alcuni loro brani in una compilation per la Popular African Music, portando alla luce una realtà singolarissima nel panorama musicale del continente e ingiustamente ignorata al di fuori dei confini nazionali.

 

L’Orchestre Poly-Rythmo affonda le proprie radici nei lontani anni 60, quando il cantante e fisarmonicista Clement Mélome comincia a suonare in un club di Cotonou (nel Benin meridionale) insieme al bassista Gustav Bentho, il chitarrista Bernard Zoundegnon e altri membri temporanei, ispirandosi a Jimi Hendrix, James Brown e al funky-soul a stelle e strisce. Ma lo spettro musicale in cui si muovono i nostri è ben più vasto, includendo salsa cubana, soukous congolese e soprattutto i ritmi del vodun, riti animisti ancora molto praticati in Benin e che neppure l’avvento del Cristianesimo è riuscito a scalfire del tutto. È una miscela vincente, più prossima al rock che al jazz dell’afrobeat, da subito amatissima dalla gioventù beninese.

I lutti e i cambi di formazione hanno poi rallentato l’attività del collettivo, fino alla completa assenza dal mercato discografico per quasi un ventennio. Oggi, dopo la “scoperta” dei Poly-Rythmo da parte dei media europei, è la Strut a rimettere insieme i pezzi: undici membri, di cui cinque “storici” (Mélome è tra loro) a dare un seguito alla storia dell’orchestra con questo “Cotonou Club”.

 

Sebbene questi undici nuovi brani rappresentino un viaggio di ritorno a Cotonou, non aspettatevi però nostalgiche rievocazioni dei tempi che furono: “Cotonou Club” è musica viva, colorata, accattivante, modernissima. Così “Pardon”, “Ne Te Fache Pas”, “Tegbe” sono brillanti saggi di un afro-pop conciso e spigliato, che scivola senza sbavature e cedimenti. A colpire è la capacità di plasmare un suono straordinariamente ricco e complesso, dalle cadenze poli-ritmiche, ai bassi funky, alle pennellate psichedeliche, ma che si snoda con grazia e leggerezza in brani che rientrano sempre nella durata media dei quattro minuti.

L’uso della voce e dei cori di brani come “Oce”, invece, si riaggancia più scopertamente alle radici più profonde dei riti vodun. Ma in realtà il confine tra danza tribale e motivo pop si rivela quanto mai labile: i Poly-Rythmo ci giocano con disinvoltura senza che l’ascoltatore se ne accorga, distraendolo con cambi di ritmo e di stile, e sulla conclusiva “Lion Is Burning”, come promesso in un incontro avvenuto alcuni anni fa, si aggiungono anche Paul Thomson e Nick McCarthy dei Franz Ferdinand a invocare tutti insieme le divinità.

 

“Cotonou Club” è quanto di più fresco e rigenerante possiate ascoltare in questo momento.

20/06/2011

Tracklist

  1. 1. Ne Te Fache Pas
  2. 2. Pardon
  3. 3. Von Vo Nono
  4. 4. Koumi Dedé
  5. 5. Gbeti Madjro (ft. Angélique Kidjo)
  6. 6. Oce
  7. 7. Tegbe
  8. 8. Mariage / C'est Moi Ou C'est Lui
  9. 9. Holonon
  10. 10. Ma Vie
  11. 11. Lion Is Burning (ft. P. Thomson & N. McCarthy)

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