Spostiamo un poco a nord quella cabin del Wisconsin - che, essendo ormai luogo virtuale, può essere traslocata a qualsiasi coordinata terrestre - e otterremo "Permanence", seconda uscita nella parca produzione del cantautore canadese Paul Stewart, che colleziona solo un altro Ep, pubblicato tre anni fa.
Ridurre lo scheletrico, intirizzito intimismo del disco al debito, che pure esiste, con "For Emma, Forever Ago" non farebbe giustizia alla penetrante intensità della musica del Nostro, che si autodefinisce attraverso l'etichetta "defeatist folk". Rimane l'attitudine lo-fi e il senso di ineffabile calore che si sviluppa al di sotto di una coltre di neve, oltre che ad alcuni momenti, come il semi-mute e il falsetto appena accennato di "Glass Skull".
La danza di fuochi fatui del finale della stessa "Glass Skull", lo struggimento dekkeriano di "Hollywood Hermit" incorniciano quella capacità di Stewart di palesare un'intensa umanità anche in un paesaggio ghiacciato (si veda il gelo di "Crowd Cocoon"), in cui anche risaputi motivi di folk corale come "Horses Mouth" sembrano manifestazioni di vita irripetibili, momenti apparentemente banali che il semplice tocco umano (sarà il duettare di acustica e pianoforte, o anche solo il fruscio di sottofondo, o l'apparizione della fisarmonica) sa trasfigurare.
Nonostante, ancora una volta, Stewart non si cimenti sulla lunga distanza, "Permanence" dà una sensazione di completezza e di autosufficienza raramente riscontrabile, pur nella relativa "normalità" della proposta all'interno della scena canadese degli ultimi tempi (Siskiyou, Greater Pacific). E, per aggiungere meriti, l'Ep si trova in versione name your price sul Bandcamp dell'artista.
(30/01/2012)


