Peter Hammill

Pno, Gtr, Vox

2011 (Fie!) | art-rock

Fa uno strano effetto ascoltare un disco di Hammill che si apre con degli applausi, non era mai accaduto prima d'ora e il timore che con loro fosse subentrata una certa autoindulgenza era arrivato come un segnale; l'ascolto ha immediatamente fugato ogni preoccupazione.
La sorpresa maggiore, però, diventa presto un'altra: l'intensità drammatica, profondamente espressionista e la lucidità vocale con la quale l'autore scorre uno dietro l'altro classici del suo interminabile repertorio, in questo album monumentale registrato dal vivo nel 2010 tra il Giappone e la Gran Bretagna.

E' subito da chiarire come i due dischetti si differenzino notevolmente l'uno dall'altro in quanto a precisione esecutiva. Quello alla chitarra è attualmente il testamento dell'autore allo strumento, per quanto tutto sia possibile dire di Hammill, tranne che si tratti di un virtuoso della 6 corde. L'altro è significativamente inferiore alla prova precedente di "Typical" e del semi-official bootleg "Tides", sullo stesso livello di "Veracious", con Stuart Gordon.

Pur con i consueti acciacchi strumentali dunque, aumentati con gli anni, principalmente al torturatissimo pianoforte, al quale Hammill ha sempre tentato un approccio "creativo" e legato all'improvvisazione tout court e con più di qualche imperfezione vocale prima mai apparsa su disco anche live (se non su "Vital" dei Van Der Graaf Generator), la foga con cui i brani vengono "attraversati sotto pelle" si rivela ancora una volta capace di coinvolgere e a tratti realmente commuovere.
Semplicemente straordinarie "Time Heals", "Friday Afternoon", "Central Hotel", ma soprattutto "Driven", "Gone Ahead", "Shingle Song", "Amnesiac" e "Stumbled", di cui ci vengono consegnate versioni che si potrebbe facilmente definire "definitive".
Belle "Faculty X" e "Happy Hour", tutto sommato inutili "Shell", "Nothing Comes", "Vision", "Ship Of Fools".

E' piacevole notare come, dove la voce non è più in grado di fare gli autentici miracoli di pochi anni fa, sia subentrata una violenza interpretativa livida di una rabbia mai sentita, come nella sempre emozionante "Traintime" o nel finale di "Stranger Still" (anche se i segni del tempo su questa si fanno sentire eccome). Ci si poteva tutto sommato aspettare un'interpretazione più pulita al piano di uno dei classici per eccellenza dell'autore negli ultimi anni, "The Mercy", che comunque si distingue per furore interpretativo.
Intense "Don't Tell Me" e "Undone"; superlativa come sempre e forse di più "Modern", con il suo finale mozzafiato. Come sempre brani non particolarmente significativi nelle incisioni in studio acquistano nelle versioni live una forza comunicativa ben altra, come nel caso di "Comfortable" e "I Will Find You", che vocalmente ci riportano indietro di qualche anno, facendoci ascoltare un autore che ha saputo sempre modellare la sua voce a piacimento, come creta, nelle interpretazioni dal vivo, dagli abissi più profondi ad acuti estremi e carichi di isteria autentica, facendo di ogni live un'occasione diversa e molto, molto speciale. Non è un caso che la quantità di bootleg di Hammill in circolazione abbia ben pochi eguali e che ognuno racconti una storia a sé.

Due dischi pieni, dei quali, come già era accaduto per "Typical" e lo sperimentalissimo "Roomtemperature Live" sarebbe bastato uno e basta, ma "perfetto", si sa, è una parola che non fa parte del vocabolario di Mr. Hammill.
Che dire? Se non più uno dei più grandi virtuosi dello strumento voce, senza dubbio uno dei più grandi interpreti viventi e una voce ancora capace di emozionare e sorprendere per duttilità, potenza e timbro. Questo è Peter Hammill, senza alcun compromesso, neanche con se stesso: intenso, eclettico, vitale e fragilissimo, uno che ha costruito sull'ostentazione della propria intimità una carriera senza eguali.
Un disco che ogni fan e chiunque voglia capire cosa sia la differenza tra un semplice cantante e un interprete vero deve avere. Per chi invece di Hammill non ha mai sentito parlare, meglio rivolgersi prima ai due live citati poco sopra, allo splendido "The Margin" e alle Peel Sessions, per poi passare comunque a questo ascolto, che rimane caldamente consigliato.

 

(14/10/2011)

  • Tracklist
Cd 1 "What if I forgot my guitar?"

1. Easy To Slip Away

2. Time Heals

3. Don't Tell Me

4. Shell

5. Faculty X

6. Nothing Comes

7. Gone Ahead

8. Friday Afternoon

9. Traintime

10. Undone

11. The Mercy

12. Stranger Still

13. Vision


Cd 2 "What if there were no piano?"

1. Comfortable?

2. I Will Find You

3. Driven

4. The Comet, The Course, The Tail

5. Shingle Song

6. Amnesiac

7. What's It Worth?

8. Ship Of Fools

9. Slender Threads

10. Happy Hour

11. Stumbled

12. Central Hotel

13. Modern

14. Ophelia

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