Phil Manley

Life Coach

2011 (Thrill Jockey) | kraut-rock, ambient

La parabola di Phil Manley segue più o meno fedelmente quella della band di cui è stato chitarrista e leader, quei Trans Am passati da uno standard post-rock tipico di inizio Duemila a un agglomerato algido e robotico di kraut teutonico, dance e psych-hard-rock che qualche anno fa gli valse su queste pagine l'appellativo di "supercafoni del rock indipendente".
Di quella metamorfosi, Mr. Manley è stato il vero deus ex machina, mettendo in mostra un mix di narcisismo ed eclettismo che non tutti hanno apprezzato. Non ci sono solo i Trans Am, però, nel curriculum del polistrumentista del Maryland, già al fianco di Oneida, The Fucking Champs, Jonas Reinhardt, nonché ingegnere del suono al servizio di Alps, Arp, Mi Ami, Moon Duo, Wooden Ships.

"Life Coach", edito dalla fidata Thrill Jockey, è il suo debutto da solista e unisce nelle sue nove tracce, tutte interamente strumentali, pregi e difetti della produzione Trans Am, anche se l'impronta è decisamente più minimale e rigorosa, in linea con i pionieri tedeschi degli anni 70 e con le tinte sonore (klangfarben) delle leggendarie produzioni di Connie Plank, a cui il disco è idealmente dedicato. I synth sono suonati tutti dal vivo e le chitarre (l'elettrica Fender Telecaster e l'acustica Gibson Country-Western steel string guitar) sono effettate quanto basta per restituire quel clima retrò.

Il colpo da ko arriva subito, con l'iniziale "FT2 Theme": un piccolo monolite elettronico che avanza con prodigiosa andatura motoristica alla Neu!. I synth rimbombano meccanici e implacabili, lasciando filtrare qua e là aperture melodiche, come da lezione dei migliori Ultravox senza punto esclamativo. Un irresistibile groove retrofuturista che si salda alla perfezione con la linea di chitarra per un brano che è già tra i must dell'anno (accompagnato anche da un delirante videoclip). Questo gusto space-vintage insaporisce anche la seconda pietanza del piatto, l'ipnotica e altrettanto krauta "Commercial Potential" (geniale titolo!), subito bissata da una sorta di variazione acustica sullo stesso tema ("Lawrence, KS").

Peccato però che dopo quest'inizio folgorante l'album attutisca la sua onda d'urto, ripiegando in un virtuosismo pur ragguardevole, ma a volte un po' fine a se stesso. Manley dimostra una volta di più il suo eclettismo, destreggiandosi tra placide digressioni ambientali à-la Popol Vuh ("Forest Opening Theme"), solitari noise-buzz chitarristici ("Work It Out", vicina a certi esperimenti di Neil Young), piece interamente acustiche ("Make Good Choices") e addirittura numeri freak-folk ("Gay Bathers", l'unica traccia con una minima parte di vocals). Quel che manca a "Life Coach" è una visione d'insieme capace di sintetizzare tutti i suoi riferimenti e donare compattezza all'intero progetto.

Forse, i panni in cui Manley oggi è più a suo agio sono proprio quelli dell'astronauta kosmische fuori tempo massimo. Così, dopo il loop ossessivo di "Night Visions", con la title track il viaggio si conclude laddove era iniziato: in un'orbita spaziale punteggiata dai borbottii del synth e dai fraseggi delle chitarre "trattate", in una sorta di ideale rendez-vous con i corrieri cosmici dei bei tempi andati.

(08/04/2011)



  • Tracklist
  1. FT2 Theme
  2. Commercial Potential
  3. Lawrence, KS
  4. Forest Opening Theme
  5. Work It Out
  6. Make Good Choices
  7. Gay Bathers
  8. Night Visions
  9. Life Coach
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