L'approccio musicale di Saadiq si è spesso distinto, nella cerchia dei grossi calibri della stessa scena, per il suo essere - la definizione più azzeccata sta nel titolo del primo album pubblicato a suo nome - "instant vintage". Legato, cioè, a una concezione fortemente strumentale, strutturata, orchestrale della black music (intesa come matrice omogenea ma sfaccettata) che prevale sulle componenti digitali mutuate dall'hip-hop e dall'uso dell'elettronica. Uno stile volutamente retrò ma aperto a un eclettismo onnivoro, a una rielaborazione raffinata e originale della tradizione in cui il gran dispiego di mezzi produttivi e l'accento posto sugli arrangiamenti non soffoca ma esalta il valore della scrittura. In "Stone Rollin'" Saadiq spinge ancora più in là questa tendenza, prendendo decisamente le distanze dal canone nu-soul per confrontarsi faccia a faccia con i maestri del passato, adottando un ventaglio di generi e sonorità che svariano dal rhythm'n'blues degli anni 50 al soul-funk degli anni 70, all'interno del quale il registro rock acquista un peso determinante. Nonostante l'enorme numero di musicisti impiegati e lo sfarzo degli accompagnamenti (sezione d'archi, di fiati, mellotron), infatti, sono proprio i riff e gli effetti delle parti di chitarra suonate da Saadiq o da collaboratori eccellenti come Melvin "Wa Wa" Watson (ex membro dei Funk Brothers, la storica house-band della Motown) a costituire il baricentro di molte composizioni.
Una scelta che si rivela positiva e che s'innerva in brani di grande impatto e fisicità come l'opener "Heart Attack", groove abrasivo e trascinante, in bilico fra gli Stones di "Let It Bleed" e l'omaggio a Sly & The Family Stone, il rock-blues diddleyano della title track, le movenze quasi indie-rock (a cui si sono ispirati, per ammissione del co-produttore Brungardt, per dare un taglio più sporco e graffiante al suono della chitarra) e venate di soul (discreto sottofondo d'archi, coretti in response nel ritornello) di "Over You", il rock'n'roll anni 50 alla Chuck Berry di "Radio" e l'accelerato incrocio fra shuffle e rockabilly di "Daydream". L'altra metà del disco è occupata da sonorità più classicamente soul, ben rappresentate dal fulgore melodico post-Motown di "Movin' Down The Line" (easy listening di gran classe) o "Good Man" (superbo l'intarsio di fiati e archi), il soul-funk barocco che rimanda a Stevie Wonder di "Just Don't" (splendido l'assolo finale di mellotron del grande Amp Fiddler già con i Funkadelic negli anni Ottanta e Novanta), il lussureggiante philly-soul - ritmica tambureggiante, epica orchestrale e gospel corale - di "Go To Hell", per culminare nel black-musical della solenne e marziale "The Answer", toccante ritratto a sfondo autobiografico dell'artista "as a young man".
Con "Stone Rollin'" Saadiq si conferma uno degli autori e interpreti più dotati della sua generazione e si guadagna una piazza d'onore fra i migliori dischi black del 2011. E chissà che non riesca a regalargli anche quella notorietà che, fuori dagli Usa, è sempre apparsa un po' offuscata.
(26/07/2011)


