Rapture

In The Grace Of Your Love

2011 (DFA / Modular) | alt-pop, dance

Il classico passo più lungo della gamba. Un errore frutto dell'ingenuità. Un monito cantato dalla saggezza degli anziani nel corso dei secoli. Anche perché poi arriva il classico tombino scoperto e la caduta può essere più che dolorosa, deleteria. E nei meandri del sottosuolo ci sono finiti i Rapture non più tardi di cinque anni fa, ingoiati dall'inesperienza, dalla voglia di strafare, dalla presunzione. Hanno rischiato, ammettiamolo, hanno fallito e forse capito di non essere poi quei fuoriclasse celebrati dopo gli Echi del 2003.

Il secondo lavoro sulla lunga distanza, disegnato sotto l'egida della Universal, dopo il celebre abbandono della casa madre Dfa, quel "Pieces Of The People We Love" dai curiosi richiami anatomici, non ha attecchito sotto pelle. I più assidui si sono sforzati, ci hanno creduto, per poi cedere, bruscamente risvegliati dalla noia. Che fare? Aspettare. Non troppo però, ché poi qualcuno si stanca, non tanto i tifosi, peraltro non più così numerosi, quanto la stessa struttura del gruppo; ed ecco la prima fuga, quella di Mattie Safer, l'altra voce dei Rapture, quella meno sguaiata, meno post-punk, oltre che prezioso pulsare bassistico. Poi la stessa Universal. A provare a salvare il salvabile ci ha pensato il vecchio padrino James Murphy, si torna in Dfa, insomma.
Tra scatti fotografici ridotti all'osso, news e pettegolezzi ormai assenti, nasce nella quasi totale intimità il momento dell'auspicata riscossa. Non solo per se stessi. Anche Murphy ha bisogno di ossigeno. Sono lontani i tempi degli applausi e delle costanti pacche sulle spalle, del celeberrimo revival del post-punk danzante, degli Lcd Soundsystem, salutati come padrini del Back in New York City, del ritorno del cuore pulsante della Grande Mela. Nel corso degli anni imitazioni e ripetizioni di maschere prestigiose hanno svelato l'amara verità: non era vero (quasi) niente. Fuffa spesso senza arte né parte. Incapacità nella diversificazione delle proposte, troppa quantità, troppo poco talento. La rentrée dei Rapture può essere avvistata come un ritorno alle origini. Nonostante tutto, sono stati loro la punta di diamante, insieme al progetto solista di Murphy.

E allora, com'è questo "In The Grace Of Your Love"? Il neo-terzetto, capitanato dal solito enfatico Luke Jenner, con il fido batterista Vito Roccoforte e il pluristrumentista Gabriel Andruzzi costretto ad arrampicarsi anche sul quattro corde, ha svoltato verso un più rigoroso 4/4 discotecaro, dai risvolti epici, ma tutt'altro che cafone. Abbandonati i difficili sentieri della scrittura classic pop, poco consoni alle loro capacità, i newyorkesi si sono buttati in pista, non prima di aver fatto una sortita in quel di Parigi, benedetti dal tocco di Philippe Zdar, produttore dei Phoenix e componente dei Cassius, confezionando undici brani stentorei, formalmente abbaglianti, quasi rabbiosi, come l'opening track "Sail", urlata e resa travolgente da un improvviso attacco di synth che al solito rimanda ai tempi dello Studio 54. Altrove l'urgenza viene maggiormente controllata all'interno di un techno-pop rigoroso, basilare e scarno, come nell'esitante "Miss You", o da un miscuglio fatto di pop-rock corale e falsetti caricaturali ("Blue Bird", con i piatti in forse eccessiva evidenza). Nessuna sorpresa? Mica vero, ed è bello accorgersene grazie al suono di una fisarmonica profumata di Francia (ah, il French Touch!) che guida l'ossessiva eppure morbida "Come Back To Me", prima di essere sostituito quasi di nascosto da tocchi leggerissimi di synth.
Alberga su tutto il lavoro una sorta di sospensione aerea, un suono che si dilata pian piano, in attesa di un'esplosione che... non arriva mai. Ed è forse questo il vero successo dell'album, la chiave che lo rende coeso, che crea un'allertante sensazione di trance.

Ma è con la doppietta composta dalla title track e da "Never Die Again" che i Rapture danno una decisa spallata alla mediocrità dei loro compagni di scuderia, ammorbidendo le tensioni nordamericane con sapienti intrusioni europeiste, quelle di casa sulla Costa Azzurra. La virata è netta ma vissuta in maniera naturale e fa scivolare tutto il progetto all'interno di una disco-club attuale, non più e non solo identificabile con antiche reminiscenze seventies. E senza che questo faccia perdere di vista le coordinate che hanno reso possibile il progetto originario dei Rapture, nonostante i richiami al gruppo del neo-marito di Sofia Coppola, Thomas Mars, diventino sempre più evidenti con il passare dei minuti. Trova insomma una risposta convincente il preoccupato interrogativo posto da "Can You Find A Way?", e la scova in una fluttuante ma concreta dance che si fa persino beffe di qualche lungaggine di troppo, grazie a inaspettate doti di versatilità e fantasia che rendono pregevoli anche nenie apparentemente monotone come "Roller Coaster".
Assume allora i connotati di manifesto, nonché di ciliegina sulla torta, la lunga cavalcata di "How Deep Is You Love?", insinuante ripetizione di moduli ritmico-melodici che sembrano non trovare mai una conclusione fino all'ingresso di un rumoroso solo di sax. E sorprende non poco il finale affidato a "It Takes Time To Be A Man", stralunata, quando non folle, ballata accompagnata da delicati tocchi di piano e da un sassofono questa volta calmo e caldo. Potrebbe non interessare i più snob o sembrare sgarbato verso i più integerrimi ma "In The Grace Of Your Love" potrebbe essere un felice testamento o l'abbrivio di una nuova fiaba.

(29/08/2011)



  • Tracklist
  1. Sail
  2. Miss You
  3. Blue Bird
  4. Come Back To Me
  5. In The Grace Of Your Love
  6. Never Die Again
  7. Roller Coaster
  8. Children
  9. Can You Find Away
  10. How Deep Is Your Love
  11. It Takes Time To Be A Man
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