Il roco e spento furore dei Restorations, quintetto statunitense all'esordio, non è proprio tra i prodotti più digeribili, tra le ultime uscite che ci arrivano dall'altra parte dell'Atlantico. Chitarroni à-la Pearl Jam, con strutture e progressioni che a tratti accennano al post-rock più rozzo e istintivo, e fin qui il tutto sarebbe in fin dei conti materia addomesticabile. È quando entra in scena il rauco vociare del cantante, figlio dell'emozionalità sciupata dei Goo Goo Dolls, che tutto si fa un po' meno sopportabile, se aggiungiamo poi il fatto che i Restorations calcano la mano con cori e quant'altro.
Tra le sole otto canzoni – forse un numero "inaccettabile" data la già disarmante pochezza della proposta – riusciamo a salvare solo l'arricciarsi chitarristico di "Neighborhood Song", e poco altro.
11/04/2011