Robert Miles

Thirteen

2011 (Salt) | ambient-prog-dance

La fortunata avventura di Robert Miles (Roberto Concina) con il successo mondiale di "Children" e dell'album "Dreamland" (1996) aveva le sue radici su un gusto melodico tipicamente made in italy, capace di trascinare gli elementi dance verso lande dreamy dal fascino universale.
In questi quindici anni di attività di musicista e produttore l'incontro con musicisti di estrazione variegata, ha stimolato in Robert Miles una curiosità per suoni più elaborati e colti, jazz, musica indiana e progressive sono gli elementi che nel tempo hanno contaminato le sue capacità di assemblatore di suoni.
 
Non è da tutti coinvolgere Robert Fripp, Mike Patton e John Thorne nelle proprie visioni sonore; il prog-ambient che scivola nelle tredici tracce di "Thirteen" contiene spunti lirici e ingegnosità tecniche che garantiscono un ascolto fruibile, capace di entusiasmare i giovani musicisti in cerca di nuovi idoli.
Senza dubbio "Black Rubber" e "Miniature World" contengono più di uno spunto tecnico vibrante, la commistione tra vetuste sonorità progressive, avventurose contaminazioni di rock elettronico e scampoli di tecnica jazz-rock è efficace.
Dinamico e coinvolgente, il sound di "Thirteen" conserva una sua dignità e un suo fascino, ma, pur apprezzando le spinte evolutive di brani come "Afterglow" e "The Wolf", resta la sensazione di rimpasto post-crisi-rock che, modificando gli elementi che governano le sonorità non riescono a trovare la strada per una reale libertà espressiva in grado di superare i confini del compitino ben scritto e ben suonato.

Robert Miles non rinuncia alle tribolazioni dance-techno in "Archives" e nella più originale "Antimony", mentre lo spazio offerto alle suggestioni ambient e prog scivola tra le atmosfere Pink Floyd-Air di "Voices From A Submerged Sea" e di "Orchid Miracle", anche se è la lunga "Somnambulism" il vertice della nuova espressione stilistica di Robert Miles.

"Thirteen" resta un prodotto elegante, ben suonato e capace di entusiasmare un pubblico variegato, ma il suo fondere stili diversi non trova un approdo sicuro. La sensazione di trovarsi in un mare di sonorità prive di originalità sminuisce tutte le buone intenzioni e intuizioni di un album che si archivia con indifferenza.

(12/03/2011)



  • Tracklist
  1. Orchid Miracle
  2. Moving
  3. Somnambulism
  4. Everything Or Nothing
  5. Afterglow
  6. Deep End
  7. Black Rubber
  8. Miniature World
  9. Antimony
  10. Archives
  11. Voices From A Submerged Sea
  12. Nonsense
  13. The Wolf
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