Diciamo subito che il sound non si differenzia in modo deciso da quello sentito in passato; nello sviluppo di questo disco "pensato, registrato e decantato lentamente", più che la produzione di Cesare Bsile, sembra essere la presenza di Peppe De Angelis – che vanta lavori con Gutter Twins e Mark Lanegan – a influenzare alcuni dei pezzi più riusciti e che potrebbero indicare un buon sentiero per la band sorrentina.
Le vibrazioni elettro-lo-fi di "From The Borders", lo strisciare torbido di "You Only Love", il folk-blues in bassa frequenza di "What's Good Can Tell" o quello storto e ubriaco di "Hook" sono gli episodi che si distaccano dalla forma ballata cara al gruppo e sono anche quelli in cui i Songs For Ulan suonano al meglio.
Non che il resto sia da disprezzare, intendiamoci, la solitudine acustica con rumore di onde in sottofondo dell'iniziale "Like TV" o quella spettrale di "A Promise" si fanno più che gradire, mentre la qualità semmai cala sulle eccessive morbidezze di "She's A Ghost" e "The Bed", deboli così come anche l'omaggio a Leonard Cohen di "If It Be Your Will".
"The Globe Has Spun And We're All Gone" rimane però un buon disco, continuazione in crescita di "You Must Stay Out" e conferma di un gruppo solido, con ottime qualità di songwriting e sound.
Nel panorama italiano i Songs For Ulan si stanno ritagliando uno spazio importante e si può scommettere che potranno regalare ottime cose in futuro. Magari senza aspettare cinque anni.
21/04/2011