Arriva al terzo passo di seguito la creatura di Matthias Bossi (Sleepytime Gorilla Museum), Joel Hamilton (Battle For Mice), Carla Kihlstedt (Tin Hat Trio) e Tony Maimone (Pere Ubu).
In uscita per l'ebefrenica Ipecac, quest'opera si identifica come una prosecutio coerente con le deformità mostrate nei precedenti due capitoli, volti a formare la trilogia "By Sea, By Land, By Air".
Troviamo così un ammassarsi cacofonico e storpio di sonorità arrugginite e divelte, che si accumulano per poi dilatarsi in uno spazio inquieto. Una psichedelia oscura impregna la pesantezza di un'opera che alterna composizioni più o meno ispirate.
Nonostante l'indubbia capacità compositiva del gruppo, manca un particolare sviluppo stilistico e/o emotivo. Le tracce ritraggono fedelmente il sentiero post-metal e art-rock che i diversi membri della band hanno già seguito a suo tempo.
Lasciando da parte le suggestive partiture fantascientifiche di "Obituary For The Future" e "Nebula Rasa" – una sorta di cut up dadaista tra z-movie, folk-noir e un carillon – e l'iniziale pop-core di "Microgravity", particolare attenzione va a quelli che sono i pezzi più interessanti del disco: "Drosophila Melanogaster" e "Planemo". Il primo ospita la voce lenta e cadenzata, quasi uno spoken word radiofonico, di Blixa Bargeld; una composizione epilettica che mostra una discreta fusione tra gli Einzurstende Neubauten e un approccio post-rock. La seconda vede la presenza di Mike Patton, che alza l'epicità del disco nella sua barcollante ritmica da bateau ivre: un viaggio malato dalle tonalità aperte, volte alle stelle di un cielo basso e ignoto, tra violini alla "Mondo Cane" e metalli pesanti.
Peccato che la capacità di evidenziarsi di queste due canzoni finisca per impantanarsi nella monotonia del disco, ricco di spunti tecnici, ma troppo derivativi e appesantiti da un citazionismo auto-indulgente.
In conclusione, un'opera "professionalmente decadente". Un piacevole esercizio di stile. Non una conclusione concettualmente vibrante.
10/11/2011