Come mio solito, quando tocca recensire un disco mi dedico prima all'ascolto e poi, giusto per carpire qualche dettaglio, alla cartella stampa. Tra il prima e il dopo dettagli, forte di un idea ormai chiara del lavoro, il giudizio complessivo non cambia. Ed è così pure adesso.
Nell'insieme, "Blue Hour" dei Drift è un lavoro debole non perché figlio di un post-rock che non c'è più (il precedente "Memory Drawings" è appena di tre anni fa, eppure girava alla grande), ma perché non va da nessuna parte: melodie deboli, derive strumentali che oggi non decollano, sterile sostanza e poco che si ricordi (e, in ogni caso, si dimentica all'istante).
Un esercizio di stile pari a tempo sprecato. Di tutto questo minutaggio (un'ora, più o meno), si salvano una "Lumineus Friend" prossima ai GY!BE e "Fountain", che tra i classici vuoti-pieni di genere chiude comunque innocua il disco.
Tra i dettagli di cui sopra, vengo a sapere che "Blue Hour" è il primo disco senza Jeff Jacobs, il trombettista, passato a miglior vita poco tempo fa; e, in tutto il full-length, come da press sheet, "il suo spirito è innegabilmente presente".
Anche un atto d'amore, il loro, verso l'amico che non c'è più . Niente da ridire.
Ma il giudizio non cambia.
23/11/2011