Timber Timbre

Creep On Creepin' On

2011 (Arts & Crafts) | alt-folk-blues

Bela Lugosi avanza nella nebbia, le braccia protese e gli occhi dardeggianti al di sotto delle folte sopracciglia, ai bordi di un modesto paese di campagna dell'Est Europa, tra le urla dei contadini che gettano il forcone e fuggono verso un riparo che non esiste. Quante volte Taylor Kirk deve aver rivisto, nella solitudine della sua cameretta, le gesta di quel pioniere dell'horror cinematografico. Abbastanza da impregnare la sua musica di quelle atmosfere gotiche, di un senso dell'orrido sì melodrammatico e in fondo posticcio, ma anche del fascino mai esaurito, per la mente pensante, verso quanto di inspiegabile e irrazionale ci circonda.
Vale, tutto questo, in particolare per le emozioni e per i bisogni umani più semplici, quel sunshine che Kirk vorrebbe scorgere in mezzo alla foschia oscurantista delle paure, che non sono altro che il timore verso il mondo, verso gli altri ("Black Water").

Per questo, aldilà dello sforzo ben riuscito di disegnare con una certa originalità gli scorci di sabba paludati e paludosi ("Swamp Magic", appunto), il quarto disco dei Timber Timbre, "Creep On Creepin' On", non si avvita sulle proprie suggestioni né si limita a tradurle specchiandovisi. La materia è invece trattata con eleganza, attraverso i rintocchi pianistici e le impennate d'archi che concorrono a un impatto emotivo hitchcokiano (si veda la bella ballata anni 60 "Lonesome Hunter", dalle sfumature che ricordano M Ward), attraverso l'assolo di sassofono di Colin Stetson, che conclude la già citata "Black Water", ma anche con grande calore blues ("Do I Have Power", "Bad Ritual").
Il gruppo canadese è al secondo lavoro con il supporto di un'etichetta, l'importante Arts & Crafts (Broken Social Scene, Feist, Dan Mangan, solo per citarne alcuni), avendo alle spalle già due album autoprodotti, ancora prototipi assai lo-fi di quanto avrebbe poi mostrato nel primo lavoro ufficiale - l'omonimo del 2009 - che fruttò loro, fra le altre cose, una nomination all'importante Polaris Music Prize.

In questo "Creep On Creepin' On" la band si ripresenta con l'ambizione di proporre un contorno d'ambiente ben più corposo (la quasi sigurrosiana "Souvenirs", il già citato rituale angosciante e di inaspettata orchestralità di "Swamp Magic", infine l'offertorio sacrificale di "Obelisk"), ma anche di costruire canzoni memorabili. Ci riescono praticamente sempre, nelle allucinazioni sinistre, à la Black Angels, del tema principale di "Woman", nelle ariose finezze della title track, nel disturbante saloon fantasma di "Too Old To Die Young".
Ed è con la potenza sonora di questi "cattivi rituali" che la paura se ne va, sostituita da poltergeist danzanti e zombi a braccetto.



(10/08/2011)



  • Tracklist
1. Bad Ritual
2. Obelisk
3. Creep On Creepin' On
4. Black Water
5. Swamp Magic
6. Woman
7. Too Old To Die Young
8. Lonesome Hunter
9. Do I Have Power
10. Souvenirs
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