John Vanderslice

White Wilderness

2011 (Dead Oceans) | songwriter, chamber-folk

Una distesa immacolata e intatta. Neve a perdita d'occhio, fino a smarrire ogni traccia di direzione. Gli sconfinati spazi bianchi a cui si ispira "White Wilderness" sono come un invito, per John Vanderslice: un invito ad avventurarsi nell'ignoto, un invito a sfidare la misura del proprio orizzonte. "La cosa cruciale per me, ora, è lo stupore, il rischio": quell'istante decisivo in cui la vita si trova di fronte a una scommessa da accettare. "Voglio trovarmi costretto a chiedermi dove diavolo mi sono cacciato: sono questi i momenti che ci insegnano qualcosa".
La sfida di una vita diversa, la sfida di un nuovo terreno musicale. Prima il coinvolgimento nel progetto "826 Valencia", il centro di aiuto allo studio per ragazzi fondato dallo scrittore Dave Eggers, che ha cambiato radicalmente la prospettiva di Vanderslice su sé stesso e sugli altri. Poi l'incontro con la Magik*Magik Orchestra, un'orchestra modulare di giovani musicisti classici guidata da Minna Choi, che ha aperto al songwriter di San Francisco le porte di una dimensione artistica per lui ancora inesplorata. Quello che ne è sbocciato è un disco libero e arioso, capace di proporsi come il punto di svolta di una carriera che già con il precedente "Romanian Names" si era mostrata incline a un cambiamento di pagina.

All'inizio, sul passo tipico delle ballate a firma Vanderslice, c'è solo una chitarra acustica, la voce e qualche nota sparsa di piano. Ma subito entrano in scena gli archi, colorando "Sea Salt" di pennellate dalle dense marcature. È lo stesso modus operandi di Vanderslice a venire riscritto dalle fondamenta: tutto nasce da un pugno di bozzetti per chitarra e pianoforte, affidati senza riserve alle mani di Minna Choi e della sua orchestra. "Le ho detto solo che non volevo sentire niente di quello che avrebbe realizzato: volevo che fosse libera al 100%". Un passo indietro tutt'altro che facile, per un maniaco delle rifiniture sonore come lui, ma grazie al quale la sua musica si scopre inaspettatamente trasfigurata: "È stata una completa rivelazione: se si confrontano i demo con il risultato finale, sono totalmente all'opposto".
L'afflato cameristico degli arrangiamenti, in brani come "The Piano Lesson", divaga in guizzi e intrecci alla Sufjan Stevens, destreggiandosi tra diafani gorgheggi e bordoni di fiati. Ma la concisione del disco riesce a mantenere un equilibrio misurato e mai gratuitamente pretenzioso: basta ascoltare la ricchezza circense di "Convict Lake", animata da intermezzi di ottoni dal sapore felliniano, o la coralità suadente delle partiture di "Alemany Gap".

La voce di Vanderslice si fa più indifesa che mai, sullo sfondo dei paesaggi impressionistici della title track. Tra l'enfasi squillante di "Overcoat" e il lirismo cinematografico di "20k", a rendere speciale "White Wilderness" non è solo l'apporto della Magik*Magik Orchestra (tutt'altro che nuova ad esperienze del genere, come dimostrano le collaborazioni con gente come Dodos e Mike Patton), e nemmeno il tocco di John Congleton in sede di produzione: la solidità di scrittura dei brani risalta anche quando a prevalere è la semplice nudità acustica, come in "After It Ends".
"Le canzoni di "White Wilderness" sono come brevi cartoline autobiografiche", confessa Vanderslice. Ad accomunarle è il desiderio di ritrovare il proprio volto, di liberarsi dalle incrostazioni della dimenticanza di sé. Un desiderio di cui "English Vines" riesce a dare una rappresentazione surreale ed emblematica, attraverso l'incubo della lotta con una pianta rampicante che cerca di avviluppare il cuore, contagiandolo con l'epidemia della rassegnazione. "By night our neighbours' invading vines / Rooted into my dreams from underground / Twined their nooses around our lives". Occorre andare fino alla radice, se si vuole estirpare quel vuoto che minaccia ogni giorno la vita: "I finally scaled their fence / To kill the source of this malevolence".

(16/02/2011)

  • Tracklist

1. Sea Salt
2. Convict Lake
3. White Wilderness
4. The Piano Lesson
5. After It Ends
6. Overcoat
7. Alemany Gap
8. English Vines
9. 20k

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