Vivenza

Réalité De L'Automation Directe

2011 (Rotorelief) | bruitisme, industrial

Parlare di Jean Marc Vivenza e della sua opera compositiva è cercare di riassumere un percorso filosofico e artistico che ha travalicato nella scrittura, nella fotografia e nello studio antropologico.
Seguace della visione futurista, Vivenza ha mostrato la volontà di riprendere un'eredità precisa, quella dell'Arte dei Rumori di Luigi Russolo (opera del 1913) e farne la base della propria missione artistica. In una riflessione sul suono/rumore della civiltà industriale, considerando il caos meccanico delle industrie, delle stazioni e degli aeroporti come simboli ed energie del divenire, l'artista francese si proponeva di ricucire uno strappo con il mondo delle avanguardie, quello causato dall'ultima grande guerra e continuare quel percorso interrotto.
A quest'attitudine va necessariamente affiancata una componente di pensiero fondamentale: la dialettica hegeliana, in cui la realtà è la sintesi finale di uno scontro di forze/energie in opposizione dualistica. Un contrasto che vede anche le forze della tecnologia come simboli della realtà e del divenire.
L'idea di Vivenza ha così due basi fondamentali su cui innestare il proprio lavoro, che avrà il proprio manifesto con "Réalités Servomécaniques" (1985), il primo della trilogia "Matérialité Du Bruit" composta dal qui presente "Réalité De L'Automation Directe" e "Veriti Plastici", ristampato anche questo di recente dalla Rotorelief.

Oltre alla rottura con i sistemi e i riferimenti ortodossi, la visione di Vivenza era per certi versi dissimile dalla neonata scena industriale di Throbbing Gristle, SPK e Controlled Bleeding che considerò un'estremizzazione, una mutazione della cultura pop con le sue provocazioni e la spettacolarità delle esibizioni, non un'estetica nuova da poter affiancare al proprio lavoro concettuale.
Il rumorismo (bruitisme in francese) di cui si fa portavoce Jean Marc è una forma di arte totale, che non vuole mostrare tanto l'energia delle forze quanto rappresentarle pienamente, come una propria esperienza del reale. Una rappresentazione del reale nella sua forma più caotica e primigenia, che non si riduce a un semplice nichilismo quanto a una via attiva per il divenire, un punto di partenza e di svolgimento dell'evoluzione/futuro.

Il disco preso qui in esame comprende in sé il passaggio intermedio della trilogia fondamentale di Vivenza. E ne racchiude il pulsare più organico, in cui le energie hanno una forma ritmica potente e diretta ma ancora informe, per certi versi. Le due lunghe suite di venti minuti presentano una chiara derivazione dalla musique concrète e dai field recordings. Le presse e i motori, le scie di rumore e i feedback sono elaborati nel tentativo di ricreare il movimento di creazione/distruzione/creazione delle energie, e di fondare una poetica del reale.

Cercare di comprendere e analizzare la forma mentis di Vivenza è un passo in profondità verso quell'estetica rumorista sperimentale che fu condivisa anche dagli spagnoli Esplendor Geométrico e dai giapponesi Étant Donnés e che rappresentò un'attitudine parallela e complementare alla scena industriale/post-industriale di comune riferimento.

(25/02/2012)

  • Tracklist
  1. Partie 1
  2. Partie 2
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