Getatchew Mekurya And The Ex With Friends

Y’anbessaw Tezeta

2012 (Terp.) | jazz

Dal 1988 l’etichetta francese Buda Musique decide di cominciare un lavoro di ricerca e ri-scoperta della musica popolare, o etnica che dir si voglia, del Corno d’Africa. In particolare concentra la propria azione nei confronti di due paesi (da sempre culturalmente e antropologicamente omogenei ma separati geograficamente dal colonialismo europeo ) in particolare, Etiopia ed Eritrea. La serie, titolata "Ethiopiques", è composta al momento da 27 album più una raccolta.
“Lì dentro” si sentono tutti i padri nobili della musica del continente africano. Dall’afrobeat di Fela Anikulapo Kuti al “jazz in libertà” di Hugh Ramopolo Masekela. Dall’african-blues di Ali Ibrahim “Farka” Tourè al jazz “scomposto” di Idris Ackamoor.
In "Ethiopiques" scorrono autori, dei veri e propri giganti, quali il vibrafonista e percussionista Mulatu Astatke e il cantante Mahmoud Ahmed. Poi il blues elettrico di Tesfa Maryam Kidanè sino a scorribande psichedeliche in puro stile Sun Ra. Getatchew Mekurya auto-alimenta questo magma incandescente di musiche, sprizzi e nenie disarmoniche.
Sassofonista di grande levatura. Studi classici al conservatorio di Addis Abeba. Parallelo impegno nella ricerca e catalogazione di musiche e strumenti tradizionali etiopi, quali ad esempio il masenqo. E da qui sassofono e clarinetto.

Nato nel 1935 a 14 anni, entra nella banda musicale municipale di Addis Abeba. E in rapida successione un percorso musicale che lo farà incrociare ai migliori musicisti del paese sino al fatale “clash musicale” con gli EX. Gli iconoclasti EX. Che precisamente nel novembre del 2004 lo invitarono ad Amsterdam per festeggiare il loro 25° anno di attività/attivismo musicale (contro-culturale… sociale… politico) ripescando in un memorabile concerto al Melkweg (il celeberrimo locale occupato nel 1977 dai Krakers olandesi e divenuto rapidamente “la mecca” della musica sotterranea e “contro” di tutt’Europa) una sequela di brani dai primi lavori degli olandesi. Si stiamo parlando di album capolavoro quali "Disturbing Domestic Peace" e "History is What’s Happening".
Una scelta tanto ruvida produsse immediatamente un pathos, un’empatia indescrivibile tra Getatchew e i “nostri” al punto da spingerli a mettersi al lavoro per produrre un primo album comune, “Moa Ambessa” (2006). Seguito quest’anno da "Y’Anbessaw Tezeta with the Ex and Friends". Con, nel mezzo, una lunga tournée dall’Europa agli Stati Uniti.

Ma, tornando all’ultimo album prodotto, il tono, le tematiche sono come un pugno nello stomaco, quasi a voler render omaggio a un suo grande sodale da tempo scomparso, quel Fela Kuti dianzi citato, col suo brano più esplicito, maggiormente politico, quello “Zombie” del 1975 col quale accusava polizia ed esercito nigeriani di essere al soldo dei padroni delle multinazionali petrolifere e di essere di fatto, dei cadaveri senza volontà, addestrati per sparare a comando contro la povera gente.
Così è l’album di Getatchew: guerre, carestie, povertà, disastri ambientali… E così via il primo pezzo, "Ambassel": chitarra alla Gang of Four, un sassofono lancinante alla Gato Barbieri, una miscellanea che mantiene però distinti i differenti incipit. Il quarto, "Bati", attacca con un riff memorabile che evoca in coda fantasmi free-jazz. Che ci conducono a "Aha Gedawo" dai colori speziati, composizioni e riflessi dinamici, ispiratissimi. A seguire la sfavillante "Almaz Men Eda New": trombe ora squillanti ora dolenti, con una spruzzata di Albert Ayler. Per tornare al secondo brano, "Tezeta" con fiati, cambi di tempo geniali che spezzano il ritmo e creano intermezzi efficacissimi. E poi in tutto questo il collante della batterista Katherina Bornefeld, efficacissima nella sua duttile e flessibile capacità di alterare/alternare ritmi ancestrali a moderne sonorità underground.

Un eroe del sassofono, Getatchew. Ottant’anni e sentirsene venti. Viste le sue collaborazioni con l’"Instant Composers Pool" di Misha Mengelberg e Han Bennink, destrutturatori del – di qualunque - suono. Quel suono da lui espresso, in ogni lavoro con la comunità dei musicisti olandesi, è potente, rabbioso, ayleriano. Rabbia e turgore come nei concerti insieme a Ab Baars e Ken Vandemark nei loro “ritornelli” punk/yiddish alla Tzadik di John Zorn. Frenesie danzanti squarciate da visioni giullaresche, con il suo sax sempre pronto a tagliare qualunque tela musicale, quasi come un lavoro materico di Burri.
Sempre e comunque un gioioso happening, come la migliore improvvisazione radicale nera, intesa come espressione sincretica delle vicissitudini storiche e sociali di quei popoli. E il sax come urlo, il loro.

(15/11/2012)

  • Tracklist
  1. Ambassel
  2. Tezeta
  3. Bertukane / Yematebela Wof / Shegitu
  4. Bati
  5. Ene Eskemot Derese
  6. Yegna Mushera
  7. Aha Gedawo
  8. Almaz Men Eda New
  9. Abbay Abbay / Yene Ayal
  10. Zerafewa / Eregedawo
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