Allo Darlin'

Europe

2012 (Fortuna Pop!) | alt-pop

Due anni fa l'omonimo album di debutto dei londinesi Allo Darlin' ha diviso la critica tra chi salutava il loro twee-pop frizzante e spontaneamente artigianale come una brezza d'aria fresca e salutare sulla scena indie-pop britannica e chi, invece, rimproverava nelle canzoni di Elizabeth Morris e compagni una certa derivativa prevedibilità, eccessivamente debitrice di Belle and Sebastian e Camera Obscura (in effetti, pezzi pure piacevolissimi come "Silver Dollars" e "If Loneliness Was Art" rispecchiavano un'ortodossia stilistica pressoché totale rispetto al modello dei maestri del "pop da cameretta").

Al di là di critiche e complimenti, gli Allo Darlin' non hanno perso tempo e si sono imbarcati in un lunghissimo tour da entrambi i lati dell'Atlantico, durante il quale sono nati i dieci pezzi contenuti in "Europe", sinceri testimoni di una decisa evoluzione del songwriting della band oltre che della vita itinerante che ha caratterizzato l'ultimo biennio della loro attività.
Se "Allo Darlin'" sembrava ancora una di quelle fotografie che infiliamo ugualmente e volentieri nell'album dei ricordi anche se sono riuscite un po' mosse, nel nuovo album i londinesi hanno lavorato con intelligenza su ogni aspetto delle loro canzoni, dal suono alle liriche, mettendo a fuoco ciò che prima non lo era e puntando a creare uno stile che, per quanto nutrito dai ben noti modelli, sia quanto più possibile sintetico e personale.

Certo, l'efficace chorus di "Neil Armstrong", episodio che apre l'album, porta senz'altro impressa nel Dna l'impronta melodica di Stuart Murdoch (o, perché no, di Dan Treacy), ma il solido e cristallino jingle jangle byrdsiano già ci parla di una maturità di scrittura che va oltre la mera riproduzione di un twee-pop facile e di maniera.
Nascosti tra i solchi, in entrambi gli album degli Allo Darlin', si possono leggere rimandi più o meno diretti agli eterei Carousel di Elizabeth Price o ai Tender Trap di Amelia Fletcher (la Morris ne ha pure fatto parte per breve tempo), o ancora a quei Talulah Gosh che, nei dintorni del fatidico 1986, furono tra i fondatori del twee e nei quali militavano, guarda caso, sia Price che Fletcher.
Tuttavia, se si ascolta un pezzo come "Capricornia", con il suo dinamico e solare intreccio di chitarre e ritmica, l'impressione è che oggi i Nostri non stiano per nulla praticando un'intellettuale e retrospettiva operazione di recupero o che giochino furbamente con l'aria naif che qualcuno ha attribuito loro, ma sembra anzi evidente come Elizabeth, Michael, Paul e Bill mirino con grande libertà e naturalezza all'essenza stessa di un'idea di perfect pop song intessuta di arpeggi scampanellanti, ritmi sostenuti, melodia sfacciatamente primaverile, armonie vocali e luce californiana (o australiana, vista l'origine di due quarti del gruppo) a riempire gioiosamente ogni angolo sonoro.

Proprio quell'idea che ritroviamo, colorata dalle dolci sfumature di un'intima malinconia, anche nella successiva "Europe", dove l'equilibrio degli ingredienti (archi e handclapping, sottile nostalgia e travolgente voglia di vivere riassunti nella medesima accorata pagina di diario) raggiunge probabilmente il punto più alto all'interno dell'album. E che viene poi declinata con un'estiva esuberanza in pezzi come "Northern Lights", "Wonderland" e "The Letter", che hanno le radici in tanti gruppi della (ormai lontana) galassia Sarah Records e nei suoi dintorni, dagli Heavenly ai sottovalutati Po!, e che vantano parenti prossimi nelle scintille melodiche di band female fronted come The Icicles o di tanto indie-pop scandinavo dei nostri giorni.

Ciò che comunque emerge oltre la superficie del primo ascolto è, senza dubbio, l'aspetto cantautorale di tutto questo secondo album degli Allo Darlin', tanto che solo ora ci accorgiamo di quanto la figura di Elizabeth Morris - con il suo immancabile ukulele a tracolla - sia perfettamente al centro di quella fotografia di cui parlavamo prima. Innanzitutto con il carisma della sua voce, ben diversa dalle svenevolezze delle tante pseudo-Isobel Campbell del twee. E poi con la sua capacità di rinunciare all'ironia un po' costruita che caratterizzava le liriche degli esordi, per tracciare oggi impressioni di sincera e spontanea quotidianità, fatta spesso di lontananza, spaesamento e tessere di memoria dove appaiono i nomi dei Talulah Gosh (eh già...) e dei Maytals, così come i toponimi dei quartieri della natia Sydney.
Ecco allora la Morris nella parte di protagonista assoluta delle morbide "Some People Say" e "My Sweet Friend". E c'è addirittura soltanto lei sulla scena a snocciolare ricordi e interrogativi nella lunga "Tallulah", che a molti riporterà alla mente uno dei racconti romanticamente stralunati di Jens Lekman, ma possiede un insieme di poetica serietà e sorridente leggerezza davvero peculiare.
E allora anche l'energia coinvolgente del penultimo episodio "Still Young", il più muscolare del lotto, al di là dell'immediatezza upbeat della confezione appare infine come una riflessione sul tempo e sull'amore per nulla scontata, che con facilità passa dalla malinconia ad un tentativo di catarsi ("let's bring it back cos' we're still young") che forse è irrealizzabile, ma è bello sognare. Perché in fondo di tutte queste cose è fatta una canzone pop, e gli Allo Darlin' lo sanno perfettamente.

(21/04/2012)

  • Tracklist
  1. Neil Armstrong
  2. Capricornia
  3. Europe
  4. Some People Say
  5. Northern Lights
  6. Wonderland
  7. Tallulah
  8. The Letter
  9. Still Young
  10. My Sweet Friend
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