Amanda Mair

Amanda Mair

2012 (Labrador) | alt-pop, synth-pop

Fermi tutti, meglio mettere subito in chiaro le cose: Amanda Mair è una popstar costruita, il prodotto di un sistema perfettamente ingegnerizzato, una catena di montaggio costruita appositamente per installare motivetti nelle menti del pubblico inerme. Basta prendere una talentuosa ragazzina sedicenne, così tutti grideranno al miracolo, al prodigio, magari senza accorgersi che le canzoni sono tutte scritte da Philip Ekström, cantante dei Mary Onettes e produttore del disco, e da Johan Angergård degli Acid House Kings, che è anche presidente dell'etichetta che sponsorizza la Mair, ovvero l'ormai fondamentale Labrador.
Eppure è raro e assolutamente da non sottovalutare l'istinto per l'interpretazione - oltre alle doti canore - di una ragazzina che frequenta il liceo musicale di Stoccolma e viene mandata a registrare qualche cover nello studio di un amico di famiglia, Tom Steffensen, che per caso aveva suonato nei Club 8 insieme ad Angergård etc. etc., finché non si ritrova in uno studio di registrazione a cantare le canzoni scritte per lei da due mostri sacri del pop svedese - ma anche internazionale - degli ultimi anni. Canzoni peraltro finora interpretate in solitaria sul palco, voce e tastiera, dalla giovane popstar.

Un po' per lo stile vocale della Nostra, un po' per gli arrangiamenti scelti da Ekström, che spingono la Mair addirittura negli impervi territori della ballata al pianoforte ("You've Been Here Before", "Skinnarviksberget"), sono già numerosi i richiami a Kate Bush, che Amanda si scrolla di dosso nel video di "Sense", mostrando il cartello "Who is Kate Bush? I prefer Spice Girls". I seguaci dell'ultimo corso del pop svedese non faticheranno invece a riconoscere l'impronta compositiva dei due deus ex machina, nella stessa "Sense", che solo gli arrangiamenti più sfacciatamente sintetici e l'interpretazione più colorita (uno degli stacchi più netti dalle algide muse del pop svedese degli ultimi anni) della Mair rendono diversa da quello che potrebbe essere il nuovo singolo dei Sambassadeur (lo stesso vale per la grande epopea transatlantica di "What Do You Want").
Ha veramente del miracoloso come la task force della Labrador sia riuscita a forgiare un sound, una proposta complessiva così solida (anche nei testi, raffinatamente pop) e tagliata sulle capacità vocali ed espressive della giovane Amanda. Si riconosce il tocco melodico, quasi new romantic, di Ekström in "It's Gonna Be Long", il suo forte gusto new wave (essendo già i Mary Onettes tra i più credibili revivalisti in attività) in "Leaving Early", eppure il disco suona come il disco di Amanda Mair, in tutto e per tutto.

Vero capolavoro dell'album è probabilmente "Doubt", che non avrebbe sfigurato nelle chart dei primi 80, giusto affiancata all'ammaliante "Said And Done", forse la più vicina a una star già affermata del panorama scandinavo, Lykke Li, dalla quale la Mair si differenzia comunque per una maggiore attenzione alla melodia, a un pop più classicamente inteso.
Insomma, se non ne potete più del "fenomeno" Lana Del Rey, rifugiatevi in un disco che non si fregia di chissà quale aura di dannazione post-moderna, suburbana, ma cerca di colpirvi con una serie di canzoni di sicuro impatto, che parlano, prima ancora che coi testi, confondibili l'uno con l'altro, con la lingua universale della melodia.

(28/02/2012)



  • Tracklist
  1. Said And Done
  2. Doubt
  3. House
  4. Sense
  5. Skinnarviksberget
  6. Before
  7. It's Gonna Be Long
  8. What Do You Want
  9. You've Been Here Before
  10. Leaving Early
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