Apparatjik

Square Peg In A Round Hole

2012 (Metamerge Un Ltd) | electro-pop

Un album figlio di internet e dell'era della condivisione creativa. "Square Peg In A Round Hole", secondo lavoro degli Apparatjik, nasce in un modo peculiare ma anche emblematico. Se il primo disco "We Are Here" giocava sull'operazione nostalgia, ora il supergruppo (l'ex-a-ha Magne Furuholmen, più Guy Berryman dei Coldplay, Jonas Bjerre of Mew e il produttore Martin Terefe) intende essere espressione del segno dei tempi: lo scorso novembre è stata resa disponibile un'applicazione per iPad contenente le versioni rudimentali delle nuove canzoni e ha fatto seguito un invito agli utenti a remissare i brani a proprio piacimento. Chiunque lo abbia desiderato, ha avuto quindi la possibilità di scaricare le canzoni via internet, lavorarci su e... rispedirle indietro al mittente. Le versioni maggiormente apprezzate dalla band sono state poi selezionate e inserite nella redazione definitiva dell'album, disponibile sul loro sito da febbraio e uscito poi anche su supporto fisico.
Ma gli Apparatjik hanno consentito ai fan e ai collaboratori di assistere anche alle varie fasi di gestazione dell'opera, mettendone in rete ben dieci versioni intermedie ("draft") e stuzzicando la curiosità degli ascoltatori nell'attesa di quella finale. Insomma, nell'epoca dell'interattività - in cui il pubblico è sempre più stimolato a essere parte attiva del processo creativo - e dell'informatica rampante, gli Apparatjik intendono agire da protagonisti, o, ancor più, fare proprio di questo fenomeno la propria modalità d'espressione artistica.

Fin qui abbiamo parlato dell'involucro. Ma passiamo al midollo: il supergruppo ha perso buona parte della fresca creatività compositiva che aveva caratterizzato il primo album. L'opera "corale" emerge come un guazzabuglio di stili: ogni singola composizione necessiterebbe di un mezzo trattato, ma, francamente, non pare ne valga la pena. Il tutto suona in larga parte come un vuoto divertissement.
Se nel primo album i coretti falsettati erano sostenuti da melodie emozionanti, ora esprimono un vuoto estetismo patinato, che fa degli Apparatjik una scialba imitazione degli Empire Of The Sun (e forse pure un po' dei Gorillaz, gruppo dal quale possono ben facilmente aver preso ispirazione - si confrontino ad esempio le loro performance dal vivo e le analogie stilistiche tra i brani "tell the bAbes" e "Dare"). Scordatevi le sensazioni di estraniante ambiguità ottenute tramite gli "effetti demo" del primo lavoro: nonostante la buona volontà, anche l'ultima composizione, "Control Park", non raggiunge i livelli che si riuscivano a toccare con questa tecnica nel precedente album. Anche la vitale ironia che contraddistingueva la prima fatica acquista ora un sapore un po' stantio - specialmente in "(don't Eat The whole) banana" e "superpositions".

Certamente gli Apparatjik si sono impegnati parecchio, e così i loro remixatori volontari, ma alla fine cosa resta? Nel citare tutto - compresi loro stessi - e anche di più, gli Apparatjik sembrano allestire uno spettacolo con special guest prestigiosi: i Kraftwerk in "gzMO", i Sigur Rós nella già citata "(don't Eat The whole) banana" e Peter Gabriel in "Control Park" - ma non entusiasmatevi, non si tratta degli originali ma bensì di copie contraffatte. Certamente si riesce a salvare qualcosa anche qui: i ritornelli di "BlastLocket" forse avrebbe potuti scriverli un David Byrne in piena fase acuta di delirio "carneval-tropical-caraibico" e "COmbat disco music" - improponibile se si presentasse come autentica - diventa divertente come parodia del trash (l'effetto è un po' quello di "Grindhouse - A prova di morte" di Tarantino). Non irrita infine la miscela eterogenea di "gzMO": iniziale sottofondo alla "San Jacinto" di Peter Gabriel, sovrapposizione improvvisa di finti Kraftwerk e, a sorpresa, il carillon etereo di chitarra nel finale.
L'improvviso proliferare dei featuring nella prima parte (altro tratto distintivo di quest'album collettivo) sembra testimoniare una volontà di riallacciarsi al modus operandi dell'attuale mainstream. I nostri prodi non fanno mancare nemmeno una spruzzata di hip-hop in "cervux SeQuential" (con Lisa A). Solo in un'occasione, però, questa nuova velleità degli Apparatijk va a segno per davvero: "Do It Myself" è realizzata insieme a Pharrell Williams dei N*E*R*D* - quello vero. D'altronde, come avrebbe mai potuto il più "nerd" dei musicisti hip-hop statunitensi non inciampare in questi pedanti "cyber-intellettualoidi" del Vecchio Continente che fanno della musica un'installazione virtuale e una citazione post-moderna da galleria d'arte contemporanea?

La versione deluxe contiene alcuni brani in più, nei quali, in accordo con lo spirito dell'intero disco, continua ad accadere di tutto. Alcune delle sorprese dell'album, addirittura, si trovano proprio nelle bonus track: la dance frizzante di "Quantum Suicide" (una qualche emittente estremo-orientale dedita a trascinanti monologhi hip-hop?), le vocine robotiche distorte sul funky elettronico di "Pixels" (chi si ricorda dei teneri sussurri della Baby Grace di "Outside" di David Bowie, certo qui ripuliti da ogni forma di inquietudine?) e il finale energico avviato da eleganti tastiere house in "Dot. Comma, Comma, Dot". Ora gli Apparatjik riescono sul serio a farci ballare. Nulla che scriva la storia della musica, ma il divertimento è assicurato. Peccato che questi brani siano stati esclusi dalla scaletta principale: se era intenzione degli Apparatjik quella di riempire la pista, si poteva partire da qui.

(04/05/2012)

  • Tracklist
  1. timepoLice (feat. Auto Goon)
  2. cervux seQuential (feat. Lisa A)
  3. tell the bAbes
  4. signs of waking uP
  5. do IT myself (feat. Auto Goon)
  6. BlastLOCKet (feat. Ceto A and L Gortex A)
  7. pakt
  8. COmbat disco music
  9. your voice needS SUBtitles
  10. (don't Eat The whole) banana
  11. gzMO
  12. superpositions
  13. control Park
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