Autumn's Grey Solace

Divinian

2012 (Projekt) | dream-pop, ethereal

Ascoltare un album degli Autumn's Grey Solace è come addentrarsi nei meandri di un sogno, visitarne le zone più oscure e remote soffermandosi su quei dettagli che, alla fine del viaggio (in questo caso, dell'album) con tutta probabilità verranno dimenticati. E' un processo naturale, al quale opporsi è impossibile: ogni ascolto procura emozioni, sensazioni e visioni diverse, ciascuna con le proprie peculiarità e difficilmente in grado di sussistere al di fuori del proprio contesto musicale.

"Divinian" è il settimo album del duo, formato dall'angelica voce della bella Erin Welton e dai fraseggi magici del tuttofare Scott Ferrell. Annunciare una svolta di una proposta divenuta ormai marchio di fabbrica sarebbe fuorviante e, probabilmente, renderebbe pure poca giustizia al talento di un brand capace di raggiungere livelli evocativi straordinari al cospetto di una formula, se vogliamo, piuttosto "ferma".
Potremmo chiamarlo dream-pop, sentirci i Cocteau Twins, i Lycia, i Love Spirals Downwards, i Dreamscape e, ancora, Mira. Potremmo pure notare, rispetto al passato, un maggior impatto ambientale, una rarefazione sonora che non fa che render grazia ad un suono sempreverde. Ma tutto questo conta poco, una volta immersi nel paradiso onirico arredato alla perfezione dai due, con un garbo, una grazia, una dolcezza, una precisione e un'abilità che pochi hanno saputo dimostrare nel corso degli anni.

Play. Ombre, luce ed echi. Mai titolo fu più profetico per introdurre il languido sinolo di droni dilatati e rarefatti che funge da portale, con il canto cullante di Welton a guidare le membra all'interno di un giardino fatato, descrittoci a breve distanza dagli eterei sintetizzatori della strepitosa "Nífara" e dal bagno di serenità di "Sáwol". Malinconia e placido torpore nei vocalizzi di "Meremennen" - altro highlight d'intensità incredibile - poi una pausa, spazio alla meditazione. "Écelic" è una preghiera ad un Dio immaginario, "Sanctuary" riporta la carica spirituale alla dimensione umana - al sapore di Guthrie e di Ryan Lum - e "Unravel" chiude il trio con la chitarra elettrica a dettar legge in prima fila, meritandosi l'appellativo di episodio più dark dell'intero viaggio. Ma non c'è incubo: il mondo dipintoci è perfetto nella sua stasi.

Il capolavoro è dietro l'angolo, e si materializza nella catarsi immobile della title track: vertice emotivo raggiunto, colori che si alternano, l'abbraccio caldo di una nuova stagione, la voce che si disperde fra echi, chitarra acustica ed un ritmo dilatato al massimo. Il viaggio continua nella profondità ambientale di "Summered And Flowered" e nell'inno alla gioia di "Halo", unico episodio in cui il soundscape si spezza regalandoci uno spaccato intimo e quasi acustico, prima che "Zenith" avvolga quell'atmosfera in una delle catarsi strumentali più struggenti mai proposteci dal duo. Potrebbe scapparci la lacrima, o il sorriso più smagliante e sincero. Il viaggio è concluso, "Síscéal" ci saluta: il suo è un arrivederci, non un addio, non c'è malinconia ma serenità. Sana, pura, autentica serenità, pronta a riaffacciarsi, con connotati quantomai diversi e personali, al prossimo ascolto.

"Divinian", prima ancora che un disco, è un viaggio in un mondo perfetto, che solo l'ascolto può rendere nella sua interezza. E' l'album senz'alcun dubbio più compiuto degli Autumn's Grey Solace, il più etereo e rilassato, il più intimo, evocativo e personale, nonché il più difficile da definire e il meno affrancato ai modelli storici del duo. Ma in fondo, di fronte a tanta, autentica bellezza, tutto ciò passa giocoforza in secondo piano. Quel che c'è da fare è premere play. E sognare, sognare, sognare.

(27/09/2012)

  • Tracklist
  1. Shadow, Light, Echo
  2. Nífara
  3. Sáwol
  4. Meremennen
  5. Écelic
  6. Sanctuary
  7. Unravel
  8. Divinian
  9. Summerd And Flowered
  10. Halo
  11. Zenith
  12. Síscéal
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