Richard Barbieri & Steve Hogarth

Not The Weapon But The Hand

2012 (Kscope) | slo-core, elettronica

La collaborazione tra Steve Hogarth e Richard Barbieri, frontman - e tastierista aggiunto - dei Marillion il primo, “mago” dei sintetizzatori dei Porcupine Tree il secondo, non è in realtà inedita. Al di là dei buoni rapporti tra le band (come dimenticare il tour dei porcospini di spalla ai marillici, nel lontano 2001, o il ruolo da produttore di Wilson in “Marillion.com”), vi è stato un precedente: "Ice Cream Genius", interessante esperimento solista del cantante di Kendal, datato nell’ormai remoto 1997. In verità, in questo "Not The Weapon But The Hand" il ruolo dei due è ora paritario e non a caso risulta ben diverso e stilisticamente distante da quell'episodio, proponendo una raffinatissima collezione di composizioni che si muovono tra ambient, elettronica e slow-core, con echi della produzione di uno dei più stimati (e insospettati) ispiratori dei Marillion post-1990: il mai abbastanza rimpianto Mark Hollis.

A dirla tutta, buona parte degli acuti del disco si presentano già alle prime battute. Sicuramente
lo è “Red Kite": una lunga eterea progressione nella quale Steve “H” quasi bisbiglia i suoi versi, sorretti da tante diffuse gocce di pianoforte che cadono dirette dal suo collaboratore. Ribadendo assonanze con la produzione dei Talk Talk di “Spirit of Eden”, si può restare affascinati dall’atmosfera ricreata dalle campionature schedulate da Barbieri, introduttive all’ingresso discreto degli archi e dei colpi misurati alla batteria di Chris Maitland, elegante drummer della prima epoca dei Porcupine Tree e altro recidivo comprimario del “genio dei gelati”.
Altra vecchia conoscenza aggiunta al “party”: Dave Gregory, guitar man degli Xtc. Già con "A Cat With Seven Souls" si arriva probabilmente al capolavoro del disco, dove tra l'altro emerge una sorprendente voglia di sperimentazione da parte di Steve Hogarth: mai sentita la voce dell'albionico modulata in tal modo, vestendo i panni di una sorta di narratore tenebroso. Seppur dotato di un'estensione vocale prodigiosa, soprattutto considerando le considerevoli stagioni vissute, si avventura nel registro basso della stessa, forse ispirato dal recente "50 Words For Snow" di Kate Bush - una che dei voli ad alta quota con le sue corde vocali ne fece un cliché, ancor prima di uno stile. Neanche a farlo apposta, la liquida cupezza del brano ricorda alcune soluzioni già provate da Richard Barbieri nelle sue prime esperienze con gli storici Japan: i pattern si accavallano, spezzettati da percussioni regolari ed ipnotiche, stordenti. Risulta inevitabile riportare la citazione di Steve, nel sito ufficiale del progetto, quando dice: "quando ero ventenne, l'album "Tin Drum" dei Japan era uno dei miei preferiti e sicuramente un lavoro impressionante... i Japan erano una delle poche band nelle quali ogni musicista sembrava reinventare il suo strumento. Fondamentale per il loro suono era l'inconfondibile programming ai sintetizzatori del mio, ora, collaboratore Mr. Barbieri".
I testi sono criptici e folli, analizzando il climax raggiunto nel finale:

"Sono un gatto con un cane dentro
Dr Jeckyll e Mr Hyde
Con un cuore abbastanza grande per il mondo
Un cuore che cambia con la luce
Un cuore con undici fori
Sono un gatto con sette anime"

Meritevole di nota è l'incisione di ottimo livello, in verità fenomeno non raro in occasione dei
lavori dei due artisti: ricco di sfumature e profondità, è una gradita alternativa alle consuete
produzioni “gonfiate”. Dopo due buoni episodi - il "crack" che spezza onomatopeicamente il platter e "Your Beautiful Face", ammaliante ninna nanna proliferante arpeggi e riverberi - si arriva a un altro picco del disco con la chilometrica "Only Love Will Make You Free": spruzzate di world music e ritmiche tribali sottratte ad alcune scelte del Peter Gabriel solista, formano il brano più complesso e ambizioso dell’opera tra sezioni spoken affascinanti ed un'esplosione finale così melodicamente efficace da rendere difficile resistere alla tentazione di partecipare con le proprie corde vocali, spesso inadeguate, al ritornello finale.

“Not The Weapon But The Hand” non fa dell’innovazione il suo cavallo di battaglia, mostrando con una certa evidenza le sue influenze; è comunque apprezzabile e lodevole lo spirito dei due artisti di mettersi in gioco in territori non del tutto familiari, soprattutto nel caso del vocalist marillico, con un risultato di spessore e buona personalità. Parlando degli appassionati del progressive rock, inevitabile target “imposto” dalle origini dei due fondatori del progetto, è forse rischioso consigliare questo lavoro a colpo sicuro. Tuttavia, per mood generale dei brani, sonorità scelte e raffinatezza delle composizioni, è sicuramente una potenziale chicca per i fan di entrambe le band di appartenenza del duo, così come per tutti quei fautori del cosidetto slow-core. Ricordando l’esaltante live album “H Band: Live Spirit, Live Body”, unica pregressa testimonianza dal vivo del duo (compreso Dave Gregory), l’attesa per il tour estivo - purtroppo non comprendente l'Italia - non può che farsi impaziente.

(20/05/2013)



  • Tracklist
  1. Red Kite
  2. A Cat With Seven Souls
  3. Naked
  4. Crack
  5. Your Beautiful Face
  6. Only Love Will Make You Free
  7. Lifting The Lid
  8. Not The Weapon But The Hand
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