Bare Wires

Idle Dreams

2012 (Southpaw) | garage-pop

Portavano il nome di uno dei più apprezzati album di John Mayall, anche se non si può dire che la musica del grande bluesman inglese rientrasse tra i loro principali riferimenti. Portavano, e non portano, perché dopo le divergenze dovute a presunti problemi di salute del batterista e una travagliata partecipazione all’ultimo SXSW di Austin, i Bare Wires da Oakland hanno definitivamente chiuso i battenti.
Inutile chiedersi ora se i dubbi del cantante e chitarrista Matthew Melton riguardo al compagno fossero legittimi, o se piuttosto abbia ragione chi da tempo aveva subodorato nella star del gruppo quel bisogno del giusto pretesto per dare corpo a una decorosa exit strategy.

Sia come sia, a qualche mese dallo scioglimento la formazione californiana ha regalato ai suoi aficionados la soddisfazione postuma di un ultimo disco (registrato a inizio 2012), il quarto in altrettanti anni.
Pur con sonorità in parte sgrezzate rispetto agli esordi e alla precedente compagine del frontman, gli Snake Flower 2, anche “Idle Dreams” si caratterizza per il riuscito mix di chitarrismo sfacciato e tormentoni a presa rapida. Tra riff rutilanti, melodie agili e immancabili refrain-killer, i Bare Wires si confermano – come nel già notevole “Cheap Perfume” (2011) – sostanziali e ruvidi nel sound, teneri e diretti nell’approccio ma anche capaci di una scrittura di grande efficacia pop, contagiosa e senza troppi fronzoli.
Già sodale di Alicja Trout e del compianto Jay Reatard nella natia Memphis (è sua tra l’altro la foto sulla copertina di “Blood Visions”), Melton ha sempre rivelato un certo talento per le risicate sveltine uptempo da due minuti e via a base di provvidenziali discontinuità, trasandata attitudine passatista, schiettezza fuzz e assoli tascabili piazzati in modo tempestivo. Il nuovo lavoro, e la superba title track in primis, non fanno eccezione.

Le giacche di pelle nera sono sempre quelle dei Ramones (e Matthew incarna sul palco una fisicità non troppo distante da quella del leggendario Joey) ma il taglio garage è dei più attuali e populisti, sfrontato nella citazione pur senza svilirsi in pura accademia o promettere la luna, ma dotato anche del giusto opportunismo per far colpo e non bruciare il proprio appeal nel giro di pochi, esaltanti ascolti.
In più di un passaggio questi ultimi Bare Wires ricordano la sgangherata platealità alt-rock degli Urge Overkill dei tempi di “Saturation”, abbastanza spudorata nei suoi cliché, ma mai ruffiana. Anche se meno praticato rispetto a “Seeking Love” o “Artificial Clouds”, il revival power-pop à-la Gentleman Jesse & His Men dà ancora buoni frutti (“Stallion Of The Streets Forever”), con il baffuto leader perfettamente a suo agio nei panni dell’irresistibile gigione.

E’ solo una delle eccezioni in un quadro espressivo complessivamente più orientato al glam, registro che – stando a qualche succosa anticipazione – Melton sembra intenzionato a riproporre nell’album di battesimo della sua nuova band, Warm Soda (“Someone For You”, atteso a febbraio per la Castle Face dell’amico e mentore John Dwyer). Tra le altre deviazioni, pure godibilissime, vanno menzionati gli scarni echi beat e il sottile retrogusto psichedelico di “One More Hour of Love”, la copia carbone dai primi Strokes in “Julia” e l’easy listening nostalgico (con spiccata propensione al sing-along) che fa risplendere in “School Days” le luci del commiato.
Una quantità non indifferente di spunti interessanti, abbastanza per fare di “Idle Dreams” il pezzo sin qui più pregiato in un repertorio che, c’è da scommettere, potrebbe riservare nell’immediato futuro diverse sorprese non meno gradite e qualche ulteriore certezza.

(16/01/2013)

  • Tracklist
  1. Impossible Things
  2. With Her Own Eyes
  3. Idle Dreams
  4. Chasing Time
  5. Julia
  6. Don’t Leave Me Here
  7. Starting To See
  8. Book Of Lies
  9. Psychic Wind
  10. Stallion Of The Streets Forever
  11. One More Hour Of Love
  12. School Days
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