Bat For Lashes

The Haunted Man

2012 (Parlophone) | electro-dream-pop

E’ stata spesso paragonata a una sirena, l’enigmatica Natasha Khan, unica mente che si nasconde dietro il moniker Bat For Lashes. E proprio come le affascinanti ma pericolose creature degli abissi che ammaliavano i naviganti per portarli poi alla deriva, anche lei sa ben blandire l’ascoltatore col lirismo di brani quali “Marilyn” e “All Your Gold” che provano a ripetere, ingannevoli, l’alchimia dreamy dei suoi singoli migliori (“Danielin primis), per poi catturarlo e imprigionarlo negli austeri meandri di una personalità diventata, col tempo, sempre più introversa e irrequieta.

“The Haunted Man”, l’uomo tormentato, siamo noi ascoltatori, che la cacciatrice Khan culla dolcemente per poi abbandonare improvvisamente, impedendoci di trovare conforto in un continuo alternarsi di luce e oscurità.
Ombre che nel nuovo album sono rappresentate dalla rinuncia alla calda ed etnica percussività dei precedenti lavori a favore di un’elettronica ormai fin troppo spigolosa e asettica, dietro alla quale la sua delicata vocalità sembra farsi quasi scudo (le scogliere sintetiche che sovrastano l’iniziale “Lilies”) e che curiosamente la avvicina al percorso intrapreso proprio da quegli Yeasayer con cui aveva collaborato per “Two Suns” tre anni orsono. Con loro condivide tuttora quella marcata affinità per i rituali sciamanici (“Oh Yeah”, forse il brano più seducente del nuovo corso), per l’incedere spettrale, quello della marziale title track, e per le destrutturazioni electro-funk (“A Wall” e “Rest Your Head”).

Degli impeti pianistici, delle gotiche filastrocche e delle cesellature barocche rimangono solo intermittenti sprazzi, degli improvvisi squarci luminosi in cui la sua voce volteggia celestiale (il gioioso refrain di “Horses Of The Sun”), che si orchestrano via via lungo lo svolgimento dei brani prima di venir nuovamente risucchiati dagli abissi, lasciandoci quasi smarriti.
Uniche concessioni a un classicismo puro, ormai quasi bandito, sono la solenne ballata “Laura” dove, con qualche melisma di troppo, vengono messi completamente a nudo la sua vulnerabile femminilità e il suo songwriting, e il vorticoso neofolk di “Winter Fields”, che non sarebbe dispiaciuto al Patrick Wolf più recente.

Bat For Lashes sembra non temere possibili accuse di avarizia per non voler più intrattenere facilmente il suo pubblico, vuole raccontare le sue inquietudini nel modo più simpatetico possibile, tenendo a freno e dosando l’immediatezza melodica per dar risalto all’architettura sonora e alle atmosfere più cupe e gelide che questa descrive (“Deep Sea Diving”).
E’ persino probabile che, vista la la sua ammirazione per Kate Bush e Scott Walker, questo aspetto sia destinato ad accentuarsi ulteriormente col tempo. Prendere o lasciare, sempre che non siate già in sua balìa.

(12/10/2012)



  • Tracklist
  1. Lilies
  2. All Your Gold
  3. Horses Of The Sun
  4. Oh Yeah
  5. Laura
  6. Winter Fields
  7. The Haunted Man
  8. Marilyn
  9. A Wall
  10. Rest Your Head
  11. Deep Sea Diving
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