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2012 (Invada) | neo-kraut, psych-rock

Per Geoff Barrow il 2012 è stato fino ad ora un anno pienissimo: prima, a gennaio, la fondazione del progetto hip-hop Quakers e l'uscita dell'omonimo album di debutto, poi la collaborazione con Ben Salisbury nelle teutoniche piaghe analogiche di "Drokk", l'intensa e costante attività live con i Portishead, testimoniata anche da due date italiane, a Verona e Roma in giugno, e ora infine, a distanza di tre anni dal suo predecessore, ecco il secondogenito dei BEAK>, il supergruppo formato assieme a Billy Fuller dei Fuzz Against Junk e a Matt Williams dei Team Brick.

Già profondamente avviato stilisticamente nell'omonimo debutto, il trio non cambia strada in questo ">>", tornando a proporre mutevoli sonorità provenienti direttamente dal kraut-rock degli anni 70 racchiuse in uno scheletro ipnotico e suadente. L'evoluzione presentata in questo nuovo lavoro dai tre consiste forse solo in un'accentuazione, rispetto alla precedente prova, del lato "psichedelico" del loro sound, che viene così condotto in esplorazioni durante le quali, anziché vagare per il cosmo, si concede più d'un atterraggio sul suolo lunare di fronte ad acide suggestioni. E tale nuova messa a fuoco ci restituisce una manciata di canzoni molto più dirette ed essenziali, in grado di allontanarsi parzialmente dalla saturazione elettronica per dar risalto in toto alla propria matrice rock e di alternarsi a strumentali che riportano, invece, alle traversate universali dell'omonimo debutto.

Così, l'opener "The Gaol" prepara per il decollo fra flussi incrociati di elettronica atonale, prima di lasciare spazio all'incedere discreto e quasi minimalista di "Yatton", ovvero Dinger e Rother in salsa rock trasportati direttamente nel millennio del trip-hop, e a "Spinning Top", più regressiva ballad à-la-Hawkwind e vicinissima all'ultimo Tricky. La rarefazione si accentua ulteriormente in "Eggdog", che vira con prepotenza verso i Kraftwerk del lato B di "Autobahn", prima che i due strumentali "Liar" e "Ladies' Mile" riprendano la cavalcata spaziale - la prima fra rumori e moog tanto cari ai Tangerine Dream di "Rubycon", la seconda nelle delicate e decadenti onde ambientali memori dei Cluster di "Sowiesoso" (ma anche di certe escursioni del primo Brian Eno strumentale). Le alienazioni oscure di "Wulfstan II" si allontanano, a dispetto del titolo, dalle atmosfere kraut per sposare un dark-prog ben poco distante dai Porcupine Tree, mentre il curiosissimo frullato di motorik e carillon "Elevator" e la messa jazzata di "Deserters" accompagnano con nostalgia all'apologia strumentale di "Kidney", macigno che surroga in sette minuti astratte vocals fuori dal coro (Amon Duul), veementi rumori concreti (di nuovo i Tangerine Dream, ma stavolta quelli di "Zeit") e le "solite" drum machine glaciali e martellanti.

Il recupero, già avviato nel primo disco, della tradizione tedesca da parte di Barrow e soci prosegue dunque in questo secondo capitolo che, a ben vedere, poco aggiunge ai tratti caratteristici già evidenziati in precedenza della musica dei tre, limitandosi a regalare nuovamente un ascolto di qualità altissima, incentrato questa volta sul lato più "rock" di tale sound, con una rinuncia quasi totale a buona parte delle sconfinate distese cosmiche che avevano caratterizzato "BEAK>". In attesa e nella speranza di uno sviluppo che proponga qualche novità alla ricetta, i BEAK> danno ancora una volta prova della propria capacità di aggiornare agli standard odierni un repertorio che è base fondamentale di molta dell'elettronica di oggi e di saperlo fare con personalità.

(06/07/2012)

  • Tracklist
  1. The Gaol
  2. Yatton
  3. Spinning Top
  4. Eggdog
  5. Liar
  6. Ladies' Mile
  7. Wulfstan II
  8. Elevator
  9. Deserters
  10. Kidney
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