Big Pink

Future This

2012 (4AD) | elettronica, pop

Caso mediatico assai chiacchierato non più di tre anni fa, i Big Pink (sfuggente duo londinese formato da Milo Cordell e Robbie Furze) tornano in questi giorni con il secondo, attesissimo capitolo della loro avventura, sempre su 4Ad. "Future This" è stato affidato alla mani esperte di Alan Moulder e Paul Epworth (coautore anche di alcune delle canzoni) e, già a un primissimo approccio, non potrà evitare di sorprendere gli affezionati della band per il suono volutamente più patinato e lezioso rispetto ai vecchi trascorsi.

Messe in soffitta le spesse coperte shoegaze che ammantavano di tenebra sognante "A Brief History Of Love" e nascoste sotto il letto con un lesto colpo di scopa le dissonanze pulviscolari che si insinuavano piacevoli e perverse tra le pieghe di "Dominos" o "Velvet", la band decide infatti di denudare le teste fino a ieri ombrosamente incappucciate per lasciarsi inondare lo sguardo dalle luci ipnotiche di un electro-pop rutilante e ben lucidato, tutto synth iper-romanticizzati e ritmi voluttuosi, nel quale la componente ballabile, per quanto già sottesa alle vecchie incisioni, diviene decisamente più preponderante e sistematica.
Il gruppo aveva parlato in recenti interviste di precisi orientamenti r'n'b e hip hop (abbastanza presenti in un pezzo dall'assetto più soul-funk come "Give It Up", tra i risultati indubbiamente più compiuti), eppure quel che ne salta fuori, al di là di basi e pattern maniacalmente elaborati, è alla fin fine un compromesso non troppo convinto tra primi Klaxons, Mgmt e M83 più recenti (dal romanticismo stinto di "The Palace" o di "1313", per ultimi baci su un pista da ballo ormai vuota, fino alla consistenza forse troppo caramellosa di "Rubbernecking" e "Jump Music").

E se pezzi come "Stay Gold", "Lose Your Mind" (non male) o "(Hit The Ground) Superman" attuano a loro modo un poco fantasioso ritorno sul luogo (ormai desolato) del delitto - nella fattispecie quella "Dominos" che tanto lustro aveva saputo donare al gruppo - il resto del programma non riesce quasi mai a stupire o a toccare corde troppo profonde. A spiccare sono allora principalmente i pezzi più introspettivi e dal passo melanconico, su tutti il dittico finale costituito da "Future This" e "77".

"Future This", c'è da scommetterlo, saprà far strage di cuori sui dancefloor europei più affollati, a suon di remix e mash-up da sangue al cervello, eppure l'impressione è che il prezzo da pagare per una gloria siffatta abbia imposto al gruppo una concessione forse troppo blanda alla più euforica vacuità.

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(14/01/2012)

  • Tracklist
  1. Stay Gold
  2. Hit The Ground (Superman)
  3. Give It Up
  4. The Palace
  5. 1313
  6. Rubbernecking
  7. Jump Music
  8. Lose Your Mind
  9. Future This
  10. 77
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