Bologna Violenta

Utopie e Piccole Soddisfazioni

2012 (Wallace/Dischi Bervisti) | avant-rock, electro, metalcore

Il sequel del "Nuovissimo Mondo" di Bologna Violenta, aka Nicola Manzan, è "Utopie e Piccole Soddisfazioni". Il contenuto è però diverso: non più la passione per i mondo movies muove l'ispirazione del violinista, multistrumentista e manipolatore elettronico trevigiano, ma la sua inclinazione alla musica colta (specie la musica da camera), tanto campionata quanto suonata secondo le sue indiscusse abilità strumentali, quanto un misto ipnotico delle due modalità.

"Incipit", un discorso di capodanno di Saragat musicato come in un requiem e poi deflagrato da tuoni metal, costituisce - a un tempo - il solenne preludio e la matrice dell'album. Già "Vorrei sposare un vecchio", suona come un adagio di sonata deturpato da scariche death-metal. Comunque, in molti brani figura meno caos eclettico rispetto al "Nuovissimo", e anzi si espone un metodo - o quantomeno una logica - dietro la pura isteria. "Remerda", il brano più emblematico, impagina archi, chitarra acustica e voce narrante da fiaba della buonanotte per illustrare una favoletta intervallata da crudeli martellate speedcore.
"Utopie", "Costruirò un castello per lei", "E' sempre la solita storia, ma un giorno muori" mostrano ancor più integrazione tra la pacatezza classica degli archi e i colpi furibondi del sampler. "Transexualis" suona come una musichetta soft fatta a brandelli e poi fatta riemergere a braccetto col tritolo di campionatore e chitarra elettrica. "Lasciate che i potenti vengano a me" sono pochi nanosecondi di rielaborazione elettronica sugli archi, secondo la metodologia di Wendy Carlos.
Gli ultimi brani sono i più lunghi, per restituire un senso di solennità al suo cerimoniale; in particolare, "Finale - con rassegnazione" - la sua più lunga in assoluto coi suoi 6 minuti - è un vasto embrione di fuga o di partita per cello di Bach, con un minuto di gran finale di maestoso doom.

Ma Manzan impressiona sempre e comunque per i suoi nuovi record di efferatezza: "Sangue in bocca" sputa rigurgiti elettronici in una drammaturgia speedcore, una delle sue creazioni più teatrali, "Il convento sodomita", una terrificante esplosione radioattiva in duetto con un coro gregoriano, il nadir assoluto dell'album, l'incubo prog-metal con suoni da videogame di "Terrore nel triregno", "Piccole soddisfazioni", un radioworks che è puro zapping di emittenti che giunge all'ennesima scossa tellurica, il metalcore spastico (e ludico) di "Mi fai schifo". "Valium Tavor Serenase", la cover della più tonitruante canzone dei Cccp da parte del manipolatore elettronico più tonitruante degli ultimi 5 anni, è - ultimo ma non ultimo - un potente segno di coerenza estetica e artistica.

Meditato, ricercato con fare da filologo e archeologo (il discorso di Saragat risale a fine '67, e il coro gregoriano del "Convento" è preso da "Christus Natus Est" dall'abbazia di St. Michel Du Perdus), ma - in compenso - anche più maniacale di quanto l'ha preceduto, è prima di tutto un rosario di cortissimi caroselli di dinamite, che talvolta sfiorano appena i 30 secondi di durata. Tanto basta a farne anche un saggio nichilista ma non gratuito di anti-politica, di terrorismo audio calcolato tra ripetizione sfinente e sorpresa shock, di prove tecniche d'assalto vampirico alla coscienza. Violoncello finale di Angelo Maria Sanrtisi, voce narrante in "Remerda" di Nunzia J. Tamburrano, canto in "Valium Tavor Serenase" di Aimone Romizi dei Fast Animals And Slow Kids. Compare anche Jay Randal degli Agoraphobic Nosebleed ("You're Enough"). Co-prodotto da Wallace con la sua Dischi Bervisti.

(16/02/2012)

  • Tracklist
  1. Incipit
  2. Vorrei sposare un vecchio
  3. Utopie
  4. Sangue in bocca
  5. Costruirò un castello per lei
  6. E' sempre la solita storia, ma un giorno muori
  7. Valium Tavor Serenase
  8. You're Enough
  9. Lasciate che i potenti vengano a me
  10. Remerda
  11. Intermezzo
  12. Il convento sodomita
  13. Terrore nel triregno
  14. Mi fai schifo
  15. Il bimbo
  16. Lutto nella testa
  17. Piccole soddisfazioni
  18. Popolo bue
  19. Le armi in fondo al mare
  20. Transexualis
  21. Finale - con rassegnazione
Bologna Violenta su OndaRock
Recensioni

BOLOGNA VIOLENTA

Discordia

(2016 - Overdrive)
Prove tecniche di band vera e propria per il progetto di Nicola Manzan

BOLOGNA VIOLENTA

Uno Bianca

(2014 - Dischi Bervisti/ Wallace/ Woodworm)
Concept "biografico" dedicato alla banda dei Savi per il quarto albo solista di Nicola Manzan

BOLOGNA VIOLENTA

Il Nuovissimo Mondo

(2010 - Bar La Muerte)
Lo sfogo compositivo del tuttofare Nicola Manzan, in un concept sul declino dell'uomo

Bologna Violenta on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.