Burnt Friedman

Bokoboko

2012 (Nonplace) | elettronica, world-music

Bokoboko vuol dire "irregolarità". Deriva dal giapponese e indica uno stato confusionale percussivo. Caos organizzato. Fuga sincopata dal proprio io. Immersione totale dell'anima in tutto ciò che possa generare scosse ritmiche. "Bokoboko" è anche il titolo del quinto disco sulla lunga distanza di Burnt Friedman, musicista tedesco "totale" attivo da più di un decennio. Di lui ricordiamo con immenso piacere sia le suggestioni downtempo degli esordi, culminate nei primi anni Duemila nel terzo disco "Con Ritmo", sia le recenti scappatelle esotiche attuate dal vivo e contornate da ripetute trasfigurazioni elettroniche al laptop, passando per diverse collaborazioni eccellenti, vedi David Sylvian e Jaki Liebezeit. Ed è proprio il celebre batterista dei Can a suggerire a un accademico Friedman di seguire sempre e comunque la naturalezza dell'elemento percussivo, inducendolo così ad accantonare comodi escamotage tecnologici. 

Riposte dunque le incursioni "pop" magnificamente esposte nell'ottimo "First Night Forever", in questo suo nuovo progetto Friedman mette a nudo la propria anima, conducendola verso mondi inesplorati. L'intento è formulare sinapsi percussive che leghino indissolubilmente lo spirito al corpo, evacuando schemi rigidi e costrutti armonici in passato più "regolari", fino a esplorare nuovi confini.
"Bokoboko" diventa dunque un'esperienza totalizzante. L'irregolarità del ritmo assume gradualmente una propria centralità scenica. Mentre l'elemento straniane, posto solo in apparenza sullo sfondo, è costantemente alimentato dal diversivo strumentale più assurdo. Vengono così utilizzati arnesi bizzarri e percussioni talvolta occasionali. Il disco alterna barili di petrolio preparato e fusti di acciaio pestati come grancasse, svariati tipi di legno e metallo, kalimba, gong e sintetizzatori camuffati puntualmente con una certa esuberanza. Friedman è affiancato da pezzi grossi dei circoli avant tedeschi, quali Hayden Chisholm, Joseph Suchy, Daniel Schröter e un certo Takeshi Nishimoto, musicista giapponese trapiantato (guarda caso) a Berlino, qui chiamato a suonare il sarod, strumento a corda tradizionale indiano.

Se provassimo a individuare un eventuale collante tra le varie tracce, rimarremo in panne per tutta la durata del disco, magari accerchiati come bianchi conigli anche da impossibili rimandi e improbabili paralleli (Jon Hassell?). "Bokoboko" è un viaggio senza meta. Non c'è obliterazione. Non c'è destinazione. Friedman brucia le mappe, fugge via, lontano, libero da qualsiasi demarcazione territoriale. Non è lecito sapere dove sia diretta la sua mente. Ma di certo sappiamo dove ci conduce la sua musica, ovverosia "semplicemente altrove". E questo basta e avanza per spedire l'indomito produttore tedesco dritto nell'Olimpo dei grandi polistrumentisti moderni. 

(02/02/2012)

  • Tracklist
  1. Rimuse 2
  2. Uzu
  3. Deku No Bo
  4. Sendou
  5. Totan Yane
  6. Tom Tom Keppo
  7. Mura
  8. Bokoboko
  9. Rimuse
  10. Memai
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