Calexico

Algiers

2012 (City Slang) | folk-rock, country-rock

I Calexico ormai sembrano non avere la minima intenzione di proseguire quello straordinario percorso etnico-musicale iniziato con i loro primi lavori, nei lontani anni Novanta, che li videro i pionieri di un nuovo roots-rock, intriso di suggestioni folk messicane, contaminazioni jazz e raffinate partiture strumentali, in bilico tra musica colta e musica popolare.
I monumentali deserti animati da "The Black Light", le complesse architetture di "Hot Rail" e le oniriche suggestioni di "Feast Of Wire" hanno lasciato il posto, da ormai troppi anni, a un folk-rock tanto ben curato quanto superfluo, in dischi puramente easy-listening quali "Garden Ruin" e "Carried To Dust".

"Algiers" non si discosta dalla seconda parte della carriera di Joey Burns e John Convertino, ma fortunatamente ci riserva una novità. I Calexico sembrano aver fatto abbastanza pratica in un mondo che non appartiene loro, quello della musica diretta e d'intrattenimento di cui sopra, e superano le indecisioni strutturali dei tre dischi precedenti confezionando un album omogeneo, evocativo, a volte emozionante e sempre gradevole. I brani, mai banali, fondono insieme sensazioni e atmosfere opposte, andando a dipingere arabeschi in bilico tra ironia, senso di spiazzamento e curiosità.
Azzeccata anche la scelta di una durata più contenuta rispetto alle solite quindici-diciotto tracce: tracklist così lunghe possono funzionare nel terreno della beata musica sperimentale, di cui i Calexico, duole doverlo ricordare ancora una volta, non vogliono più sapere nulla. Dei dodici pezzi che il duo dell'Arizona ha registrato nella suggestiva città di New Orleans, l'avvolgente "Epic", guidata da un'ottima prova vocale, il luminoso folk-rock di "Splitter", l'intrigante crescendo, dal minimalismo al post-rock, di "Sinner In The Sea" e l'accorata ballad "Hush", immersa in atmosfere ambient ricche e sonore, rappresentano le tappe più emotive e autentiche del disco.

"No Te Vayas", cantata in spagnolo, scorre invece come la più tradizionale delle canzoni popolari messicane, ma circondata di un vasto arrangiamento insieme moderno e malinconico, come una sovraincisione su un vecchio disco. Alienante, così come la classica ma inquieta ballad "Maybe On Monday" e l'enigmatica "Puerto", che fonde emozioni.
Infine la perla del disco, se proprio vogliamo trovarla, è sicuramente la strumentale "Algiers": la title track è infatti una lotta tra uno spensierato giro latino, circondato da effetti che rievocano le atmosfere delle coste del sudamericane, e uno stacco incisivo di post-rock inquietante e nero. Alla fine, le due armonie si confondono, concludendo il brano con uno spiazzante punto di domanda. Insomma, finalmente, dopo tanti anni, abbiamo un disco degno dell'altisonante nome dei Calexico.

(11/09/2012)

  • Tracklist
  1. Epic
  2. Splitter
  3. Sinner In The Sea
  4. Fortune Teller
  5. Para
  6. Algiers
  7. Maybe On Monday
  8. Puerto
  9. Better And Better
  10. No Te Vayas
  11. Hush
  12. Solstice Of A Vanishing Mind
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